Pereto - Rocca di Botte

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lunedì 21 settembre 2015

San Matteo Apostolo ed evangelista

Nel Vangelo odierno Matteo stesso racconta la propria chiamata da parte di Gesù. San Gerolamo osservava che soltanto lui, nel suo Vangelo, indica se stesso con il proprio nome: Matteo; gli altri evangelisti, raccontando lo stesso episodio, lo chiamano Levi, il suo secondo nome, probabilmente meno conosciuto, quasi per velare il suo nome di pubblicano. Matteo invece insiste in senso contrario: si riconosce come un pubblicano chiamato da Gesù, uno di quei pubblicani poco onesti e disprezzati come collaboratori dei Romani occupanti. I pubblicani, i peccatori chiamati da Gesù fanno scandalo. 
Matteo presenta se stesso come un pubblicano perdonato e chiamato, e così ci fa capire in che cosa consiste la vocazione di Apostolo. E prima di tutto riconoscimento della misericordia del Signore. 
Negli scritti dei Padri della Chiesa si parla sovente degli Apostoli come dei "principi"; Matteo non si presenta come un principe, ma come un peccatore perdonato. Ed è qui ripeto il fondamento dell'apostolato: aver ricevuto la misericordia del Signore, aver capito la propria povertà e pochezza, averla accettata come il "luogo" in cui si effonde l'immensa misericordia di Dio: "Misericordia io voglio; non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". 
Una persona che abbia un profondo sentimento della misericordia divina, non in astratto, ma per se stessa, è preparata per un autentico apostolato. Chi non lo possiede, anche se è chiamato, difficilmente può toccare le anime in profondità, perché non comunica l'amore di Dio, l'amore misericordioso di Dio. ~ vero Apostolo, come dice san Paolo, è pieno di umiltà, di mansuetudine, di pazienza, avendo esperimentato per se stesso la pazienza, la mansuetudine e l'umiltà divina, se si può dire così: l'umiltà divina che si china sui peccatori, li chiama, li rialza pazientemente. 
Domandiamo al Signore di avere questo profondo sentimento della nostra pochezza e della sua grande misericordia; siamo peccatori perdonati. Anche se non abbiamo mai commesso peccati gravi, dobbiamo dire come sant'Agostino che Dio ci ha perdonato in anticipo i peccati che per sua grazia non abbiamo commesso. Agostino lodava la misericordia di Dio che gli aveva perdonato i peccati che per sua colpa aveva commesso e quelli che per pura grazia del Signore aveva evitato. Tutti dunque possiamo ringraziare il Signore per la sua infinita misericordia e riconoscere la nostra povertà di peccatori perdonati, esultando di gioia per la bontà divina.


sabato 19 settembre 2015

San Gennaro Vescovo e martire

Gennaro era nato a Napoli (?), nella seconda metà del III secolo, e fu eletto vescovo di Benevento, dove svolse il suo apostolato, amato dalla comunità cristiana e rispettato anche dai pagani. Nel contesto delle persecuzioni di Diocleziano si inserisce la storia del suo martirio. Egli conosceva il diacono Sosso (o Sossio) che guidava la comunità cristiana di Miseno e che fu incarcerato dal giudice Dragonio, proconsole della Campania. Gennaro saputo dell'arresto di Sosso, volle recarsi insieme a due compagni, Festo e Desiderio a portargli il suo conforto in carcere. Dragonio informato della sua presenza e intromissione, fece arrestare anche loro tre, provocando le proteste di Procolo, diacono di Pozzuoli e di due fedeli cristiani della stessa città, Eutiche ed Acuzio. Anche questi tre furono arrestati e condannati insieme agli altri a morire nell'anfiteatro, ancora oggi esistente, per essere sbranati dagli orsi. Ma durante i preparativi il proconsole Dragonio, si accorse che il popolo dimostrava simpatia verso i prigionieri e quindi prevedendo disordini durante i cosiddetti giochi, cambiò decisione e il 19 settembre del 305 fece decapitare i prigionieri.  

(Avvenire)


venerdì 18 settembre 2015

San Giuseppe da Copertino Sacerdote

Copertino (Lecce), 17 giugno 1603 – Osimo (Ancona), 18 settembre 1663
 
Giuseppe Maria Desa nacque il 17 giugno 1603 a Copertino (Lecce) in una stalla del paese. Il padre fabbricava carri. Rifiutato da alcuni Ordini per «la sua poca letteratura» (aveva dovuto abbandonare la scuola per povertà e malattia), venne accettato dai Cappuccini e dimesso per «inettitudine» dopo un anno. Accolto come Terziario e inserviente nel conventino della Grotella, riuscì ad essere ordinato sacerdote. Aveva manifestazioni mistiche che continuarono per tutta la vita e che, unite alle preghiere e alla penitenza, diffusero la sua fama di santità. Giuseppe levitava da terra per le continue estasi. Così, per decisione del Sant'Uffizio venne trasferito di convento in convento fino a quello di San Francesco in Osimo. Giuseppe da Copertino ebbe il dono della scienza infusa, per cui gli chiedevano pareri perfino i teologi e seppe accettare la sofferenza con estrema semplicità. Morì il 18 settembre 1663 a 60 anni; fu beatificato il 24 febbraio 1753 da papa Benedetto XIV e proclamato santo il 16 luglio 1767 da papa Clemente XIII.  

(Avvenire)

A Osimo nelle Marche, san Giuseppe da Copertino, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, che, nonostante le difficoltà affrontate durante la sua vita, rifulse per povertà, umiltà e carità verso i bisognosi di Dio.


giovedì 17 settembre 2015

IMPRESSIONE DELLE STIMMATE DI SAN FRANCESCO

Il Serafico Padre s. Francesco nutrì, fin dalla sua conversione, una fervidissima devozione a Cristo Crocifisso, devozione che diffuse sempre con le parole e la vita.
Nel settembre del 1224, mentre sul monte della Verna era immerso nella meditazione, il Signore Gesù, con un prodigio singolare, gli impresse nel corpo le Stimmate della sua Passione. Benedetto XI concesse all'Ordine Francescano di celebrare annualmente il ricordo.
 
Francesco, mediante le sacre Stimmate,
prese l’immagine del Crocifisso

Dalla «Legenda minor» di san Bonaventura  (Quaracchi, 1941, 202-204).
Francesco, servo fedele e ministro di Cristo, due anni prima di rendere a Dio il suo spirito, si ritirò in un luogo alto e solitario, chiamato monte della Verna, per farvi una quaresima in onore di san Michele Arcangelo. Fin dal principio, sentì con molta più abbondanza del solito la dolcezza della contemplazione delle cose divine e, infiammato maggiormente di desideri celesti, si sentì favorito sempre più di ispirazioni dall’alto.Un mattino, verso la festa dell’Esaltazione della santa Croce; raccolto in preghiera sulla sommità del monte, mentre era trasportato in Dio da ardori serafici, vide la figura di un Serafino discendente dal cielo. Aveva sei ali risplendenti e fiammanti. Con volo velocissimo giunse e si fermò, sollevato da terra, vicino all’uomo di Dio. Apparve allora non solo alato ma anche crocifisso.
A questa vista Francesco fu ripieno di stupore e nel suo animo c’erano, al tempo stesso, dolore e gaudio. Provava una letizia sovrabbondante vedendo Cristo in aspetto benigno, apparirgli in modo tanto ammirabile quanto affettuoso ma al mirarlo così confitto alla croce, la sua anima era ferita da una spada di compaziente dolore.
Dopo un arcano e intimo colloquio, quando la visione disparve, lasciò nella sua anima un ardore serafico e, nello stesso tempo, lasciò nella sua carne i segni esterni della passione, come se fossero stati impressi dei sigilli sul corpo, reso tenero dalla forza fondente del fuoco.
Subito incominciarono ad apparire nelle sue mani e nei suoi piedi i segni dei chiodi; nell’incàvo delle mani e nella parte superiore dei piedi apparivano le capocchie, e dall’altra parte le punte. Il lato destro del corpo, come se fosse stato trafitto da un colpo di lancia, era solcato da una cicatrice rossa, che spesso emetteva sangue.

Dopo che l’uomo nuovo Francesco apparve insignito, mediante insolito e stupendo miracolo, delle sacre stimmate, discese dal monte. Privilegio mai concesso nei secoli passati, egli portava con sé l’immagine del Crocifisso, non scolpita da artista umano in tavole di pietra o di legno, ma tracciata nella sua carne dal dito del Dio vivente.



mercoledì 16 settembre 2015

Santi Cornelio e Cipriano


CORNELIO (251-253), pontefice e pastore di animo grande e misericordioso, molto operò per il recupero e la riconciliazione dei cristiani che avevano ceduto alle persecuzioni, mentre difese l’unità della Chiesa contro gli scismatici novazioni, confortato dalla solidarietà di san Cipriano. Morì a Civitavecchia (Roma), esiliato dall’imperatore Gallo, e fu sepolto nel cimitero di Callisto.
CIPRIANO (Cartagine, Tunisia, c.210 – Sesti, presso Cartagine, 14 settembre 258), convertitosi dal paganesimo nel 245, divenne vescovo di Cartagine nel 249. Fra i massimi esponenti, insieme a Tertulliano, della prima latinità cristiana, nel suo magistero diede un notevole contributo alla dottrina sull’unità della Chiesa raccolta intorno all’Eucaristia sotto la guida del vescovo. Morì martire nella persecuzione di Valeriano. 
I loro nomi sono nell’elenco del Canone Romano. 


martedì 8 settembre 2015

8 SETTEMBRE NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA


La liturgia ci fa chiedere a Dio che la festa della natività della Madonna ci faccia crescere nella pace. Ed è effettivamente una festa che deve aumentare la pace in noi, perché ci parla dell'amore di Dio verso di noi. 
La nascita di Maria è il segno che Dio ha preparato per noi la salvezza: per questo ha preparato il corpo e l'anima della madre di Gesù, che è anche madre nostra. 
San Paolo nella lettera ai Romani scrive: "Quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo" (8,29). Questo è particolarmente vero per la Vergine santa, predestinata ad essere conforme all'immagine del Figlio di Dio e figlio suo. E Dio ha predisposto tutte le cose secondo questa intenzione: "Sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio", troviamo poco prima nella stessa lettera. 
Dio ha preparato tutte le generazioni umane in vista della nascita di Maria, in vista della nascita di Gesù, e insieme ha agito con mezzi soprannaturali. 
E nel Vangelo di oggi si può dire che appaiono sia la parte naturale che quella soprannaturale, l'una e l'altra necessarie per la nascita di Maria. 
Questa lunga serie di generazioni, così monotone alla lettura, è in realtà come la sintesi di una storia vivente, spesso anche di peccatori, che è stata condotta da Dio verso la nascita di Maria e di Gesù. 
Alla fine però il disegno di Dio si è realizzato con mezzi straordinari, sconcertanti: Giuseppe non capisce ciò che succede, perché avviene per opera dello Spirito Santo. Non bastano dunque le generazioni 
umane che si succedono nel tempo per il compimento del progetto di Dio: è necessario l'intervento dello Spirito Santo. 
Tutto dunque ci parla dell'amore di Dio: amore di Dio creatore, amore di Dio salvatore. 
Oggi dobbiamo, più di sempre, dire a Dio la nostra riconoscenza, la nostra gioia perché egli ha amato Maria e ci ha amati. 


sabato 15 agosto 2015

SOLENNITÀ DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

SOLENNITÀ DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
PAPA FRANCESCO
ANGELUS
Piazza San Pietro
Sabato, 15 agosto 2015



Cari fratelli e sorelle, buongiorno, e buona festa della Madonna.
Oggi la Chiesa celebra una delle feste più importanti dedicate alla Beata Vergine Maria: la festa della sua Assunzione. Al termine della sua vita terrena, la Madre di Cristo è salita in anima e corpo al Cielo, cioè nella gloria della vita eterna, nella piena comunione con Dio.
L’odierna pagina del Vangelo (Lc 1,39-56) ci presenta Maria che, subito dopo aver concepito Gesù per opera dello Spirito Santo, si reca dall’anziana parente Elisabetta, anch’essa miracolosamente in attesa di un figlio. In questo incontro pieno di Spirito Santo, Maria esprime la sua gioia con il cantico del Magnificat, perché ha preso piena coscienza del significato delle grandi cose che si stanno realizzando nella sua vita: per mezzo di lei giunge a compimento tutta l’attesa del suo popolo.
Ma il Vangelo ci mostra anche qual è il motivo più vero della grandezza di Maria e della sua beatitudine: il motivo è la fede. Infatti Elisabetta la saluta con queste parole: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,45). La fede è il cuore di tutta la storia di Maria; lei è la credente, la grande credente; lei sa – e lo dice – che nella storia pesa la violenza dei prepotenti, l’orgoglio dei ricchi, la tracotanza dei superbi. Tuttavia, Maria crede e proclama che Dio non lascia soli i suoi figli, umili e poveri, ma li soccorre con misericordia, con premura, rovesciando i potenti dai loro troni, disperdendo gli orgogliosi nelle trame del loro cuore. Questa è la fede della nostra Madre, questa è la fede di Maria!
Il Cantico della Madonna ci lascia anche intuire il senso compiuto della vicenda di Maria: se la misericordia del Signore è il motore della storia, allora non poteva «conoscere la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita» (Prefazio). Tutto questo non riguarda solo Maria. Le “grandi cose” fatte in lei dall’Onnipotente ci toccano profondamente, ci parlano del nostro viaggio nella vita, ci ricordano la meta che ci attende: la casa del Padre. La nostra vita, vista alla luce di Maria assunta in Cielo, non è un vagabondare senza senso, ma è un pellegrinaggio che, pur con tutte le sue incertezze e sofferenze, ha una meta sicura: la casa di nostro Padre, che ci aspetta con amore. E’ bello pensare questo: che noi abbiamo un Padre che ci aspetta con amore, e che anche la nostra Madre Maria è lassù e ci aspetta con amore.
Intanto, mentre trascorre la vita, Dio fa risplendere «per il suo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza» (ibid.). Quel segno ha un volto, quel segno ha un nome: il volto luminoso della Madre del Signore, il nome benedetto di Maria, la piena di grazia, perché ha creduto nella parola del Signore: la grande credente! Come membri della Chiesa, siamo destinati a condividere la gloria della nostra Madre, perché, grazie a Dio, anche noi crediamo nel sacrificio di Cristo sulla croce e, mediante il Battesimo, siamo inseriti in tale mistero di salvezza.

Oggi tutti insieme la preghiamo, perché, mentre si snoda il nostro cammino su questa terra, lei rivolga a noi i suoi occhi misericordiosi, ci rischiari la strada, ci indichi la meta, e ci mostri dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del suo seno. E diciamo insieme: O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!

vatican.va



giovedì 6 agosto 2015

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO B)


La Trasfigurazione non era destinata agli occhi di chiunque. Solo Pietro, Giacomo e Giovanni, cioè i tre discepoli a cui Gesù aveva permesso, in precedenza, di rimanere con lui mentre ridava la vita ad una fanciulla, poterono contemplare lo splendore glorioso di Cristo. Proprio loro stavano per sapere, così, che il Figlio di Dio sarebbe risorto dai morti, proprio loro sarebbero stati scelti, più tardi, da Gesù per essere con lui al Getsemani. Per questi discepoli la luce si infiammò perché fossero tollerabili le tenebre della sofferenza e della morte. Breve fu la loro visione della gloria e appena compresa: non poteva certo essere celebrata e prolungata perché fossero installate le tende! Sono apparsi anche Elia e Mosè, che avevano incontrato Dio su una montagna, a significare il legame dei profeti e della Legge con Gesù. 
La gloria e lo splendore di Gesù, visti dai discepoli, provengono dal suo essere ed esprimono chi egli è e quale sarà il suo destino. Non si trattava solo di un manto esterno di splendore! La gloria di Dio aspettava di essere giustificata e pienamente rivelata nell’uomo sofferente che era il Figlio unigenito di Dio. 


lunedì 15 giugno 2015

Peregrinatio Mariae - Madonna di Lourdes

Arrivo della statua della Madonna di Lourdes 

Martedì 16 Giugno ore 17.30
- Rosario meditato
- Ora media e vespri
- Santa Messa

Partenza 

Mercoledì 17 Giugno ore 16.00


domenica 24 maggio 2015

Dono del Timor di Dio

23 Maggio 2015

Dacci un cuore nuovo

Vieni, o Spirito Santo,
e da' a noi un cuore nuovo, 
che ravvivi in noi tutti i doni 
da Te ricevuti con la gioia di essere Cristiani, 
un cuore nuovo sempre giovane e lieto.

Vieni, o Spirito Santo, 
e da' a noi un cuore puro, 
allenato ad amare Dio, un cuore puro, 
che non conosca il male se non per definirlo,
per combatterlo e per fuggirlo; 
un cuore puro, come quello di un fanciullo, 
capace di entusiasmarsi e di trepidare.

Vieni, o Spirito Santo, 
e da' a noi un cuore grande, 
aperto alla Tua silenziosa 
e potente parola ispiratrice, 
e chiuso ad ogni meschina ambizione, 
un cuore grande e forte ad amare tutti, 
a tutti servire, con tutti soffrire; 
un cuore grande, forte, 
solo beato di palpitare col cuore di Dio.
(Paolo VI)



Nastro Rosso

Il rosso rappresenta il coraggio e la forza. Stimola l'attività. Sembra che sia il primo colore percepito dai bambini. Questo colore possiede vitalità, dinamismo e un'energia "molto calda". Il rosso è legato al fuoco delle passioni, dell'amore ma anche della guerra.

(cliccare per visualizzare il video)

sabato 23 maggio 2015

Veglia di Pentecoste in compagnia di Don Orine

Sabato 23 Maggio 2015 ore 21.00

Veglia di Pentecoste

A conclusione della peregrinatio delle Reliquie di Don Orione nella Forania di Carsoli , vi invitiamo a pregare insieme per prepararci a vivere bene la Pentecoste


venerdì 22 maggio 2015

Dono della Fortezza

22 Maggio 2015

Spirito Santo illuminaci!
Tante volte ci sembra difficile e doloroso
Camminare sulla tua strada, aiutaci a superare
Le tante paure che ci impediscono
di abbandonarci a te e alla tua volontà.
Di fronte alle ingiustizie, alle guerre, alla violenza,
allo sfruttamento dei minori ci sentiamo impotenti,
guida le nostre mani nell’aiuto di chi soffre,
perché ogni creatura possa ritrovare la propria dignità
e sentirsi veramente Figlio di Dio.
Nella quotidiana frenesia che accomuna la nostra vita,
fa che ci impegniamo a trovare del tempo per fare silenzio
per la preghiera e per l’ascolto attento della Parola del Signore.
Per tutti gli operatori della comunicazione
Perché diano spazio alla tua Parola di Vita e Salvezza,

nel vortice dei messaggi che ogni giorno trasmettono.



Nastro arancione

L'arancione rappresenta la speranza per il futuro; è associato all'amore e alla felicità. E' il colore della crescita, simboleggia il sole nascente, è il colore della gioia.


(cliccare per visualizzare il video)

giovedì 21 maggio 2015

Dono della Pietà

21 Maggio 2015

O Spirito Santo,
per intercessione della Regina della Pentecoste:
sana la mia mente dalla irriflessione,
ignoranza, dimenticanza, durezza,
pregiudizio, errore, perversione,
e concepisci la Sapienza,
Gesù Cristo – Verità, in tutto.
Sana la mia sentimentalità
Dalla indifferenza, diffidenza,
cattiva inclinazione, passioni,
sentimenti, affezioni,
e concepisci i gusti, i sentimenti,
le inclinazioni di Gesù Cristo – Vita, in tutto.
Sana la mia volontà dall’abulia, leggerezza,
incostanza, acidità, ostinazione, cattive abitudini,
e concepisci Gesù Cristo – Via in me,
l’Amore nuovo a ciò che ama Gesù Cristo
e Gesù Cristo stesso.
Eleva divinamente:
l’intelligenza col dono dell’Intelletto,
la sapienza col dono della Sapienza,
la scienza con la Scienza,
la prudenza col Consiglio,
la giustizia con la Pietà,
la fortezza col dono della Forza spirituale,
la temperanza col Timor di Dio. ( beato Giacomo Alberione)

Nastro Giallo
Il giallo rappresenta il calore umano, l'amicizia e l'interesse per gli altri. E' il colore che più ricorda il sole, esprime quindi un movimento di espansione, di forza, di energia. La scelta del giallo è ricerca del nuovo, del cambiamento, della liberazione dagli schemi.



(cliccare per visualizzare il video)

Dono dell'Intelletto

20 Maggio 2015

Spirito Santo, grembo di ogni cosa,
maternità feconda di Dio nella creazione
quando aleggiavi sulle acque,
nell’incarnazione quando hai avvolto Maria
rendendola madre feconda e vergine del Figlio,
nei sacramenti quando scendi e santifichi,
in ogni uomo quando doni i tuoi sette doni e tutti i carismi.
Vieni Spirito santo, fuoco ardente d’amore
Che sei la divina persona dell’amore trinitario
Del Padre e del Figlio, linfa vitale di Carità
Che rendi una la Chiesa, luce spirituale
Che illumini e fai santi.
Manda su di noi i tuoi doni, riempi di Te i nostri cuori,
illumina le nostre menti, perché diventiamo profeti,
cioè portatori della parola di Dio, capaci di vedere,
di discernere, di agire con il cuore e lo sguardo di Dio.
Facci profeta dell’oggi, della nostra città
Dove ci hai voluti come testimoni nell’ascolto di Dio
E delle domande degli uomini.
Profeti coraggiosi della verità contemplata,
amata e vissuta con fortezza fino al martirio dell’incomprensione,
della derisione, dell’emarginazione.
Spirito Santo, sostienici nel deserto delle nostre città
Dove quotidianamente siamo chiamati ad essere presenza santa,
profetica, piena di speranza, nella carità e nella fede.
Fondici nella fraterna comunione, plasmaci con il fuoco dell’amore
Nel crogiuolo dell’obbedienza alla volontà di Dio
Usaci nella Carità e nella verità senza timore,
fino ai confini del mondo.



Nastro verde
Il verde è il colore della natura, del mondo vegetale; rappresenta la crescita, la vitalità e lo sviluppo personale man mano che conosciamo meglio Dio, noi stessi e gli altri; è simbolo di rinnovamento, equilibrio, speranza, sviluppo e fertilità.


(cliccare per visualizzare il video dell'udienza)

Dono del Consiglio

19 Maggio 2015

"Il dono del Consiglio è un lume dello Spirito Santo con il quale l'intelligenza pratica vede e guida nei casi particolari ciò che bisogna fare e i mezzi che bisogna usare.
Il dono del Consiglio nella cose pratiche, giorno per giorno, ci deve illuminare a scegliere ciò che piace a Dio e a lasciare quello che dispiace a Dio. Esso deve formare, o meglio: aiutare la coscienza a formare il giudizio pratico. Posso leggere questo? Posso vedere quello spettacolo? Posso andare con quella persona? Ecc...
Ci assista sempre la Madre del Buon Consiglio, Maria Regina degli Apostoli! E con la sua intercessione ci ottenga che a ogni momento siamo guidati non dall'istinto, dal piacere, 
ma dalla voce di Dio" 


Nastro viola
Il viola è sinonimo di intelligenza, conoscenza, devozione religiosa, santità, sobrietà, penitenza. Rappresenta la porta dell'aldilà e il rispetto per gli altri.


(cliccare per visualizzare il video dell'udienza)

lunedì 18 maggio 2015

Dono della Scienza

18 Maggio 2015

"Il dono della Scienza è una Luce soprannaturale dello Spirito Santo, la quale ci mostra come la verità di fede è degna di essere creduta, di essere accettata anche per motivi ricavati dall'ordine naturale, e ci porta a sollevarci dalle cose della terra verso Iddio, il cielo.... le creature, anche mute, parlano a chi ha il dono della Scienza. Il fiorellino che si apre al mattina, l'uccello che canta, il mare immenso, le montagne imponenti e tutto quello che si svolge e si è svolto nella storia: tutto ci parla di Dio, di quel Dio Sapientissimo il quale si è proposto creando, di manifestare quello che Egli è, perchè la creazione è una rivelazione, e beato chi sa leggere il libro della creazione".



Nastro celeste
Il celeste suggerisce un orizzonte immenso e possibilità sconfinate come l'infinito del cielo. Il colore celeste ci richiama il "Regno Celeste" che, nelle tradizioni delle grandi religioni monoteistiche è segno della vita futura.


Papa Francesco DONO DELLA SCIENZA
(cliccare per visualizzare il video dell'udienza)

Dono della Sapienza

17 Maggio 2015
" Lo Spirito Santo ci dona i dodici frutti elencati da San Paolo nella lettera ai Galati ed infonde nell'anima i sette doni. L'anima veramente posseduta dallo Spirito Santo pensa, opera, prega, parla in Gesù Cristo; e quasi si fa voce e lingua di Gesù Cristo. La devozione allo Spirito Santo ci otterrà la Sapienza celeste, il gusto delle cose di Dio." (Giacomo Alberione)


Nastro Blu
Il blu è il colore della grande profondità, è il colore dello spazio, rappresenta il lavoro e la perseveranza. e' il colore della calma, dell'infinito, della pace, della serenità e dell'armonia.

(cliccare per visualizzare il video dell'udienza)

Vieni Spirito Santo! Sette incontri in preparazione della Pentecoste

Preghiera in preparazione della Pentecoste 
 17 Maggio - 23 Maggio 2015
ore 18:00 in Santuario 





venerdì 8 maggio 2015

Supplica alla Madonna di Pompei

Supplica alla Madonna di Pompei
(da recitarsi l'8 maggio e la prima domenica di ottobre a mezzogiorno)
 
I. - O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.
Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.
Salve Regina.
II. - È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l'ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.
Salve Regina.
III. - Che vi costa, o Maria, l'esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all'inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.
Voi siete l'Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai  dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.
Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c'ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.
Salve Regina.
Chiediamo la benedizione a Maria.
Un'ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l'amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.
Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del vostro Santuario.
Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al vostro Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.
Salve Regina.
(vero testo della Supplica scritta dal beato Bartolo Longo)

venerdì 1 maggio 2015

Mese Mariano

Durante il mese Mariano sarà celebrato il Santo Rosario alle ore 18:30 e a seguire Santa Messa