Pereto - Rocca di Botte

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sabato 15 agosto 2015

SOLENNITÀ DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

SOLENNITÀ DELL'ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
PAPA FRANCESCO
ANGELUS
Piazza San Pietro
Sabato, 15 agosto 2015



Cari fratelli e sorelle, buongiorno, e buona festa della Madonna.
Oggi la Chiesa celebra una delle feste più importanti dedicate alla Beata Vergine Maria: la festa della sua Assunzione. Al termine della sua vita terrena, la Madre di Cristo è salita in anima e corpo al Cielo, cioè nella gloria della vita eterna, nella piena comunione con Dio.
L’odierna pagina del Vangelo (Lc 1,39-56) ci presenta Maria che, subito dopo aver concepito Gesù per opera dello Spirito Santo, si reca dall’anziana parente Elisabetta, anch’essa miracolosamente in attesa di un figlio. In questo incontro pieno di Spirito Santo, Maria esprime la sua gioia con il cantico del Magnificat, perché ha preso piena coscienza del significato delle grandi cose che si stanno realizzando nella sua vita: per mezzo di lei giunge a compimento tutta l’attesa del suo popolo.
Ma il Vangelo ci mostra anche qual è il motivo più vero della grandezza di Maria e della sua beatitudine: il motivo è la fede. Infatti Elisabetta la saluta con queste parole: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,45). La fede è il cuore di tutta la storia di Maria; lei è la credente, la grande credente; lei sa – e lo dice – che nella storia pesa la violenza dei prepotenti, l’orgoglio dei ricchi, la tracotanza dei superbi. Tuttavia, Maria crede e proclama che Dio non lascia soli i suoi figli, umili e poveri, ma li soccorre con misericordia, con premura, rovesciando i potenti dai loro troni, disperdendo gli orgogliosi nelle trame del loro cuore. Questa è la fede della nostra Madre, questa è la fede di Maria!
Il Cantico della Madonna ci lascia anche intuire il senso compiuto della vicenda di Maria: se la misericordia del Signore è il motore della storia, allora non poteva «conoscere la corruzione del sepolcro colei che ha generato il Signore della vita» (Prefazio). Tutto questo non riguarda solo Maria. Le “grandi cose” fatte in lei dall’Onnipotente ci toccano profondamente, ci parlano del nostro viaggio nella vita, ci ricordano la meta che ci attende: la casa del Padre. La nostra vita, vista alla luce di Maria assunta in Cielo, non è un vagabondare senza senso, ma è un pellegrinaggio che, pur con tutte le sue incertezze e sofferenze, ha una meta sicura: la casa di nostro Padre, che ci aspetta con amore. E’ bello pensare questo: che noi abbiamo un Padre che ci aspetta con amore, e che anche la nostra Madre Maria è lassù e ci aspetta con amore.
Intanto, mentre trascorre la vita, Dio fa risplendere «per il suo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza» (ibid.). Quel segno ha un volto, quel segno ha un nome: il volto luminoso della Madre del Signore, il nome benedetto di Maria, la piena di grazia, perché ha creduto nella parola del Signore: la grande credente! Come membri della Chiesa, siamo destinati a condividere la gloria della nostra Madre, perché, grazie a Dio, anche noi crediamo nel sacrificio di Cristo sulla croce e, mediante il Battesimo, siamo inseriti in tale mistero di salvezza.

Oggi tutti insieme la preghiamo, perché, mentre si snoda il nostro cammino su questa terra, lei rivolga a noi i suoi occhi misericordiosi, ci rischiari la strada, ci indichi la meta, e ci mostri dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del suo seno. E diciamo insieme: O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!

vatican.va



giovedì 6 agosto 2015

TRASFIGURAZIONE DEL SIGNORE (ANNO B)


La Trasfigurazione non era destinata agli occhi di chiunque. Solo Pietro, Giacomo e Giovanni, cioè i tre discepoli a cui Gesù aveva permesso, in precedenza, di rimanere con lui mentre ridava la vita ad una fanciulla, poterono contemplare lo splendore glorioso di Cristo. Proprio loro stavano per sapere, così, che il Figlio di Dio sarebbe risorto dai morti, proprio loro sarebbero stati scelti, più tardi, da Gesù per essere con lui al Getsemani. Per questi discepoli la luce si infiammò perché fossero tollerabili le tenebre della sofferenza e della morte. Breve fu la loro visione della gloria e appena compresa: non poteva certo essere celebrata e prolungata perché fossero installate le tende! Sono apparsi anche Elia e Mosè, che avevano incontrato Dio su una montagna, a significare il legame dei profeti e della Legge con Gesù. 
La gloria e lo splendore di Gesù, visti dai discepoli, provengono dal suo essere ed esprimono chi egli è e quale sarà il suo destino. Non si trattava solo di un manto esterno di splendore! La gloria di Dio aspettava di essere giustificata e pienamente rivelata nell’uomo sofferente che era il Figlio unigenito di Dio. 


lunedì 15 giugno 2015

Peregrinatio Mariae - Madonna di Lourdes

Arrivo della statua della Madonna di Lourdes 

Martedì 16 Giugno ore 17.30
- Rosario meditato
- Ora media e vespri
- Santa Messa

Partenza 

Mercoledì 17 Giugno ore 16.00


domenica 24 maggio 2015

Dono del Timor di Dio

23 Maggio 2015

Dacci un cuore nuovo

Vieni, o Spirito Santo,
e da' a noi un cuore nuovo, 
che ravvivi in noi tutti i doni 
da Te ricevuti con la gioia di essere Cristiani, 
un cuore nuovo sempre giovane e lieto.

Vieni, o Spirito Santo, 
e da' a noi un cuore puro, 
allenato ad amare Dio, un cuore puro, 
che non conosca il male se non per definirlo,
per combatterlo e per fuggirlo; 
un cuore puro, come quello di un fanciullo, 
capace di entusiasmarsi e di trepidare.

Vieni, o Spirito Santo, 
e da' a noi un cuore grande, 
aperto alla Tua silenziosa 
e potente parola ispiratrice, 
e chiuso ad ogni meschina ambizione, 
un cuore grande e forte ad amare tutti, 
a tutti servire, con tutti soffrire; 
un cuore grande, forte, 
solo beato di palpitare col cuore di Dio.
(Paolo VI)



Nastro Rosso

Il rosso rappresenta il coraggio e la forza. Stimola l'attività. Sembra che sia il primo colore percepito dai bambini. Questo colore possiede vitalità, dinamismo e un'energia "molto calda". Il rosso è legato al fuoco delle passioni, dell'amore ma anche della guerra.

(cliccare per visualizzare il video)

sabato 23 maggio 2015

Veglia di Pentecoste in compagnia di Don Orine

Sabato 23 Maggio 2015 ore 21.00

Veglia di Pentecoste

A conclusione della peregrinatio delle Reliquie di Don Orione nella Forania di Carsoli , vi invitiamo a pregare insieme per prepararci a vivere bene la Pentecoste


venerdì 22 maggio 2015

Dono della Fortezza

22 Maggio 2015

Spirito Santo illuminaci!
Tante volte ci sembra difficile e doloroso
Camminare sulla tua strada, aiutaci a superare
Le tante paure che ci impediscono
di abbandonarci a te e alla tua volontà.
Di fronte alle ingiustizie, alle guerre, alla violenza,
allo sfruttamento dei minori ci sentiamo impotenti,
guida le nostre mani nell’aiuto di chi soffre,
perché ogni creatura possa ritrovare la propria dignità
e sentirsi veramente Figlio di Dio.
Nella quotidiana frenesia che accomuna la nostra vita,
fa che ci impegniamo a trovare del tempo per fare silenzio
per la preghiera e per l’ascolto attento della Parola del Signore.
Per tutti gli operatori della comunicazione
Perché diano spazio alla tua Parola di Vita e Salvezza,

nel vortice dei messaggi che ogni giorno trasmettono.



Nastro arancione

L'arancione rappresenta la speranza per il futuro; è associato all'amore e alla felicità. E' il colore della crescita, simboleggia il sole nascente, è il colore della gioia.


(cliccare per visualizzare il video)

giovedì 21 maggio 2015

Dono della Pietà

21 Maggio 2015

O Spirito Santo,
per intercessione della Regina della Pentecoste:
sana la mia mente dalla irriflessione,
ignoranza, dimenticanza, durezza,
pregiudizio, errore, perversione,
e concepisci la Sapienza,
Gesù Cristo – Verità, in tutto.
Sana la mia sentimentalità
Dalla indifferenza, diffidenza,
cattiva inclinazione, passioni,
sentimenti, affezioni,
e concepisci i gusti, i sentimenti,
le inclinazioni di Gesù Cristo – Vita, in tutto.
Sana la mia volontà dall’abulia, leggerezza,
incostanza, acidità, ostinazione, cattive abitudini,
e concepisci Gesù Cristo – Via in me,
l’Amore nuovo a ciò che ama Gesù Cristo
e Gesù Cristo stesso.
Eleva divinamente:
l’intelligenza col dono dell’Intelletto,
la sapienza col dono della Sapienza,
la scienza con la Scienza,
la prudenza col Consiglio,
la giustizia con la Pietà,
la fortezza col dono della Forza spirituale,
la temperanza col Timor di Dio. ( beato Giacomo Alberione)

Nastro Giallo
Il giallo rappresenta il calore umano, l'amicizia e l'interesse per gli altri. E' il colore che più ricorda il sole, esprime quindi un movimento di espansione, di forza, di energia. La scelta del giallo è ricerca del nuovo, del cambiamento, della liberazione dagli schemi.



(cliccare per visualizzare il video)

Dono dell'Intelletto

20 Maggio 2015

Spirito Santo, grembo di ogni cosa,
maternità feconda di Dio nella creazione
quando aleggiavi sulle acque,
nell’incarnazione quando hai avvolto Maria
rendendola madre feconda e vergine del Figlio,
nei sacramenti quando scendi e santifichi,
in ogni uomo quando doni i tuoi sette doni e tutti i carismi.
Vieni Spirito santo, fuoco ardente d’amore
Che sei la divina persona dell’amore trinitario
Del Padre e del Figlio, linfa vitale di Carità
Che rendi una la Chiesa, luce spirituale
Che illumini e fai santi.
Manda su di noi i tuoi doni, riempi di Te i nostri cuori,
illumina le nostre menti, perché diventiamo profeti,
cioè portatori della parola di Dio, capaci di vedere,
di discernere, di agire con il cuore e lo sguardo di Dio.
Facci profeta dell’oggi, della nostra città
Dove ci hai voluti come testimoni nell’ascolto di Dio
E delle domande degli uomini.
Profeti coraggiosi della verità contemplata,
amata e vissuta con fortezza fino al martirio dell’incomprensione,
della derisione, dell’emarginazione.
Spirito Santo, sostienici nel deserto delle nostre città
Dove quotidianamente siamo chiamati ad essere presenza santa,
profetica, piena di speranza, nella carità e nella fede.
Fondici nella fraterna comunione, plasmaci con il fuoco dell’amore
Nel crogiuolo dell’obbedienza alla volontà di Dio
Usaci nella Carità e nella verità senza timore,
fino ai confini del mondo.



Nastro verde
Il verde è il colore della natura, del mondo vegetale; rappresenta la crescita, la vitalità e lo sviluppo personale man mano che conosciamo meglio Dio, noi stessi e gli altri; è simbolo di rinnovamento, equilibrio, speranza, sviluppo e fertilità.


(cliccare per visualizzare il video dell'udienza)

Dono del Consiglio

19 Maggio 2015

"Il dono del Consiglio è un lume dello Spirito Santo con il quale l'intelligenza pratica vede e guida nei casi particolari ciò che bisogna fare e i mezzi che bisogna usare.
Il dono del Consiglio nella cose pratiche, giorno per giorno, ci deve illuminare a scegliere ciò che piace a Dio e a lasciare quello che dispiace a Dio. Esso deve formare, o meglio: aiutare la coscienza a formare il giudizio pratico. Posso leggere questo? Posso vedere quello spettacolo? Posso andare con quella persona? Ecc...
Ci assista sempre la Madre del Buon Consiglio, Maria Regina degli Apostoli! E con la sua intercessione ci ottenga che a ogni momento siamo guidati non dall'istinto, dal piacere, 
ma dalla voce di Dio" 


Nastro viola
Il viola è sinonimo di intelligenza, conoscenza, devozione religiosa, santità, sobrietà, penitenza. Rappresenta la porta dell'aldilà e il rispetto per gli altri.


(cliccare per visualizzare il video dell'udienza)

lunedì 18 maggio 2015

Dono della Scienza

18 Maggio 2015

"Il dono della Scienza è una Luce soprannaturale dello Spirito Santo, la quale ci mostra come la verità di fede è degna di essere creduta, di essere accettata anche per motivi ricavati dall'ordine naturale, e ci porta a sollevarci dalle cose della terra verso Iddio, il cielo.... le creature, anche mute, parlano a chi ha il dono della Scienza. Il fiorellino che si apre al mattina, l'uccello che canta, il mare immenso, le montagne imponenti e tutto quello che si svolge e si è svolto nella storia: tutto ci parla di Dio, di quel Dio Sapientissimo il quale si è proposto creando, di manifestare quello che Egli è, perchè la creazione è una rivelazione, e beato chi sa leggere il libro della creazione".



Nastro celeste
Il celeste suggerisce un orizzonte immenso e possibilità sconfinate come l'infinito del cielo. Il colore celeste ci richiama il "Regno Celeste" che, nelle tradizioni delle grandi religioni monoteistiche è segno della vita futura.


Papa Francesco DONO DELLA SCIENZA
(cliccare per visualizzare il video dell'udienza)

Dono della Sapienza

17 Maggio 2015
" Lo Spirito Santo ci dona i dodici frutti elencati da San Paolo nella lettera ai Galati ed infonde nell'anima i sette doni. L'anima veramente posseduta dallo Spirito Santo pensa, opera, prega, parla in Gesù Cristo; e quasi si fa voce e lingua di Gesù Cristo. La devozione allo Spirito Santo ci otterrà la Sapienza celeste, il gusto delle cose di Dio." (Giacomo Alberione)


Nastro Blu
Il blu è il colore della grande profondità, è il colore dello spazio, rappresenta il lavoro e la perseveranza. e' il colore della calma, dell'infinito, della pace, della serenità e dell'armonia.

(cliccare per visualizzare il video dell'udienza)

Vieni Spirito Santo! Sette incontri in preparazione della Pentecoste

Preghiera in preparazione della Pentecoste 
 17 Maggio - 23 Maggio 2015
ore 18:00 in Santuario 





venerdì 8 maggio 2015

Supplica alla Madonna di Pompei

Supplica alla Madonna di Pompei
(da recitarsi l'8 maggio e la prima domenica di ottobre a mezzogiorno)
 
I. - O Augusta Regina delle vittorie, o Vergine sovrana del Paradiso, al cui nome potente si rallegrano i cieli e tremano per terrore gli abissi, o Regina gloriosa del Santissimo Rosario, noi tutti, avventurati figli vostri, che la bontà vostra ha prescelti in questo secolo ad innalzarvi un Tempio in Pompei, qui prostrati ai vostri piedi, in questo giorno solennissimo della festa dei novelli vostri trionfi sulla terra degl'idoli e dei demoni, effondiamo con lacrime gli affetti del nostro cuore, e con la confidenza di figli vi esponiamo le nostre miserie.
Deh! da quel trono di clemenza ove sedete Regina, volgete, o Maria, lo sguardo vostro pietoso verso di noi, su tutte le nostre famiglie, sull'Italia, sull'Europa, su tutta la Chiesa; e vi prenda compassione degli affanni in cui volgiamo e dei travagli che ne amareggiano la vita. Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ne circondano: quante calamità e afflizioni ne costringono! O Madre, trattenete il braccio della giustizia del vostro Figliuolo sdegnato e vincete colla clemenza il cuore dei peccatori: sono pur nostri fratelli e figli vostri, che costarono sangue al dolce Gesù, e trafitture di coltello al vostro sensibilissimo Cuore. Oggi mostratevi a tutti, qual siete, Regina di pace e di perdono.
Salve Regina.
II. - È vero, è vero che noi per primi, benché vostri figliuoli, coi peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù, e trafiggiamo novellamente il vostro Cuore. Sì, lo confessiamo, siamo meritevoli dei più aspri flagelli. Ma Voi ricordatevi che sulla vetta del Golgota raccoglieste le ultime stille di quel sangue divino e l'ultimo testamento del Redentore moribondo. E quel testamento di un Dio, suggellato col sangue di un Uomo-Dio, vi dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori. Voi, dunque, come nostra Madre, siete la nostra Avvocata, la nostra Speranza. E noi gementi stendiamo a Voi le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!
Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici, e di tanti che si dicono cristiani, e pur dilacerano il Cuore amabile del vostro Figliuolo. Pietà, deh! pietà oggi imploriamo per le nazioni traviate, per tutta l'Europa, per tutto il mondo, che torni pentito al cuor vostro. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia.
Salve Regina.
III. - Che vi costa, o Maria, l'esaudirci? Che vi costa il salvarci? Non ha Gesù riposto nelle vostre mani tutti i tesori delle sue grazie e delle sue misericordie? Voi sedete coronata Regina alla destra del vostro Figliuolo, circondata di gloria immortale su tutti i cori degli Angeli. Voi distendete il vostro dominio per quanto son distesi i cieli, e a Voi la terra e le creature tutte che in essa abitano sono soggette. Il vostro dominio si estende fino all'inferno, e Voi sola ci strappate dalle mani di Satana, o Maria.
Voi siete l'Onnipotente per grazia. Voi dunque potete salvarci. Che se dite di non volerci aiutare, perché figli ingrati ed immeritevoli della vostra protezione, diteci almeno a chi altri mai  dobbiamo ricorrere per essere liberati da tanti flagelli.
Ah, no! Il vostro Cuore di Madre non patirà di veder noi, vostri figli, perduti. Il Bambino che noi vediamo sulle vostre ginocchia, e la mistica corona che miriamo nella vostra mano, c'ispirano fiducia che noi saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in Voi, ci gettiamo ai vostri piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, ed oggi stesso, sì, oggi da Voi aspettiamo le sospirate grazie.
Salve Regina.
Chiediamo la benedizione a Maria.
Un'ultima grazia noi ora vi chiediamo, o Regina, che non potete negarci in questo giorno solennissimo. Concedete a tutti noi l'amore vostro costante, e in modo speciale la vostra materna benedizione. No, non ci leveremo dai vostri piedi, non ci staccheremo dalle vostre ginocchia, finché non ci avrete benedetti.
Benedite, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Ai prischi allori della vostra Corona, agli antichi trionfi del vostro Rosario, onde siete chiamata Regina delle vittorie, deh! aggiungete ancor questo, o Madre: concedete il trionfo alla Religione e la pace alla umana società. Benedite il nostro Vescovo, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l'onore del vostro Santuario.
Benedite infine tutti gli Associati al vostro novello Tempio di Pompei, e quanti coltivano e promuovono la divozione al vostro Santo Rosario.
O Rosario benedetto di Maria; Catena dolce che ci rannodi a Dio; Vincolo di amore che ci unisci agli Angeli; Torre di salvezza negli assalti d'inferno; Porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora di agonia; a te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle smorte labbra sarà il nome vostro soave, Regina del Rosario della Valle di Pompei, o Madre nostra cara, o unico Rifugio dei peccatori, o sovrana Consolatrice dei mesti. Siate ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo. Così sia.
Salve Regina.
(vero testo della Supplica scritta dal beato Bartolo Longo)

venerdì 1 maggio 2015

Mese Mariano

Durante il mese Mariano sarà celebrato il Santo Rosario alle ore 18:30 e a seguire Santa Messa


lunedì 23 febbraio 2015

I Domenica di Quaresima (anno B)

Non rendiamo più triste il nostro già triste cristianesimo, rendiamolo più agile, più vero, più temprato, più cattolico. Questo, certo, vorrà dire abbandonare l'uomo vecchio, ma per qualcosa di ben più prezioso di una medaglia d'oro. 

Gesù inizia la sua vita pubblica nel deserto. C'è molta Bibbia, dietro questa scelta: i quarant'anni nel deserto di Israele, il deserto luogo di incontro dei Profeti, da Isaia a Osea, il Battista... Gesù va nel deserto dopo il battesimo, sospinto dallo Spirito. Solo i credenti, i battezzati, coloro che cercano ancora e meglio Dio, sanno sentire lo Spirito e spingersi nel deserto. Lo Spirito ci spinge nel deserto, quando la nostra vita di credenti scricchiola, vacilla, si stanca, o, peggio, si siede. Il credente va nel deserto, perché nel deserto si riscopre fuggiasco, pellegrino, viandante. Il deserto è nel nostro cuore, perché nel deserto possiamo avvertire la sottile e silenziosa presenza di Dio. Marco ha una curiosa annotazione: stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Nel deserto, quando gettiamo le maschere, quando ci mettiamo in gioco, quando siamo tentati dall'avversario, siamo assaliti dalle fiere. L'orgoglio, l'invidia, la rabbia, la blasfemia, la violenza abitano in noi, sono accovacciati in un angolo della nostra interiorità. È ingenuo pensare di non esserne sedotti, è cristiano scegliere di lasciarli fuori dalla porta. Il discepolo sa di non essere migliore dei non credenti, vuole solo essere più vigile.

lachiesa.it


SANTA MESSA, BENEDIZIONE E IMPOSIZIONE DELLE CENERI

Come popolo di Dio incominciamo il cammino della Quaresima, tempo in cui cerchiamo di unirci più strettamente al Signore, per condividere il mistero della sua passione e della sua risurrezione.
La liturgia di oggi ci propone anzitutto il passo del profeta Gioele, inviato da Dio a chiamare il popolo alla penitenza e alla conversione, a causa di una calamità (un’invasione di cavallette) che devasta la Giudea. Solo il Signore può salvare dal flagello e bisogna quindi supplicarlo con preghiere e digiuni, confessando il proprio peccato.
Il profeta insiste sulla conversione interiore: «Ritornate a me con tutto il cuore» (2,12).
Ritornare al Signore “con tutto il cuore” significa intraprendere il cammino di una conversione non superficiale e transitoria, bensì un itinerario spirituale che riguarda il luogo più intimo della nostra persona. Il cuore, infatti, è la sede dei nostri sentimenti, il centro in cui maturano le nostre scelte, i nostri atteggiamenti. Quel “ritornate a me con tutto il cuore” non coinvolge solamente i singoli, ma si estende all’intera comunità, è una convocazione rivolta a tutti: «Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo» (v. 16).
Il profeta si sofferma in particolare sulla preghiera dei sacerdoti, facendo osservare che va accompagnata dalle lacrime. Ci farà bene, a tutti, ma specialmente a noi sacerdoti, all’inizio di questa Quaresima, chiedere il dono delle lacrime, così da rendere la nostra preghiera e il nostro cammino di conversione sempre più autentici e senza ipocrisia. Ci farà bene farci la domanda: “Io piango? Il Papa piange? I cardinali piangono? I vescovi piangono? I consacrati piangono? I sacerdoti piangono? Il pianto è nelle nostre preghiere?”. E proprio questo è il messaggio del Vangelo odierno. Nel brano di Matteo, Gesù rilegge le tre opere di pietà previste nella legge mosaica: l’elemosina, la preghiera e il digiuno. E distingue, il fatto esterno dal fatto interno, da quel piangere dal cuore. Nel corso del tempo, queste prescrizioni erano state intaccate dalla ruggine del formalismo esteriore, o addirittura si erano mutate in un segno di superiorità sociale. Gesù mette in evidenza una tentazione comune in queste tre opere, che si può riassumere proprio nell’ipocrisia (la nomina per ben tre volte): «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro…Quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti…Quando pregate, non siate simili agli ipocriti, che…amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. … E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti» (Mt 6,1.2.5.16). Sapete, fratelli, che gli ipocriti non sanno piangere, hanno dimenticato come si piange, non chiedono il dono delle lacrime.
Quando si compie qualcosa di buono, quasi istintivamente nasce in noi il desiderio di essere stimati e ammirati per questa buona azione, per ricavarne una soddisfazione. Gesù ci invita a compiere queste opere senza alcuna ostentazione, e a confidare unicamente nella ricompensa del Padre «che vede nel segreto» (Mt 6,4.6.18).
Cari fratelli e sorelle, il Signore non si stanca mai di avere misericordia di noi, e vuole offrirci ancora una volta il suo perdono - tutti ne abbiamo bisogno - , invitandoci a tornare a Lui con un cuore nuovo, purificato dal male, purificato dalle lacrime, per prendere parte alla sua gioia. Come accogliere questo invito? Ce lo suggerisce san Paolo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor5,20). Questo sforzo di conversione non è soltanto un’opera umana, è lasciarsi riconciliare. La riconciliazione tra noi e Dio è possibile grazie alla misericordia del Padre che, per amore verso di noi, non ha esitato a sacrificare il suo Figlio unigenito. Infatti il Cristo, che era giusto e senza peccato, per noi fu fatto peccato (v. 21) quando sulla croce fu caricato dei nostri peccati, e così ci ha riscattati e giustificati davanti a Dio. «In Lui» noi possiamo diventare giusti, in Lui possiamo cambiare, se accogliamo la grazia di Dio e non lasciamo passare invano questo «momento favorevole» (6,2). Per favore, fermiamoci, fermiamoci un po’ e lasciamoci riconciliare con Dio.
Con questa consapevolezza, iniziamo fiduciosi e gioiosi l’itinerario quaresimale. Maria Madre Immacolata, senza peccato, sostenga il nostro combattimento spirituale contro il peccato, ci accompagni in questo momento favorevole, perché possiamo giungere a cantare insieme l’esultanza della vittoria nel giorno della Pasqua. E come segno della volontà di lasciarci riconciliare con Dio, oltre alle lacrime che saranno “nel segreto”, in pubblico compiremo il gesto dell’imposizione delle ceneri sul capo. Il celebrante pronuncia queste parole: «Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai» (cfr Gen 3,19), oppure ripete l’esortazione di Gesù: «Convertitevi e credete al Vangelo» (cfr Mc 1,15). Entrambe le formule costituiscono un richiamo alla verità dell’esistenza umana: siamo creature limitate, peccatori sempre bisognosi di penitenza e di conversione. Quanto è importante ascoltare ed accogliere tale richiamo in questo nostro tempo! L’invito alla conversione è allora una spinta a tornare, come fece il figlio della parabola, tra le braccia di Dio, Padre tenero e misericordioso, a piangere in quell’abbraccio, a fidarsi di Lui e ad affidarsi a Lui.

vatican.va


lunedì 2 febbraio 2015

IV Domenica del Tempo Ordinario (anno B)

 “Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga”
Gesù, insieme ai suoi primi apostoli vive una vita comune: è sabato e come tutti i giudei, va alla sinagoga: ascolta la lettura della Bibbia, sente la spiegazione del testo fatta dallo scriba e prega con gli altri. E’ un insegnamento per le famiglie cristiane: è domenica, si va insieme alla chiesa, si ascoltano le letture, si ascolta l’omelia, si prega. Se tutte le famiglie cristiane si comportassero così sarebbe una vera rivoluzione epocale!

“insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.”
I presenti nella sinagoga possono anche fare un commento e Gesù parla e racconta, spiega in maniera talmente nuova ed originale che tutti sono entusiasti e si stupiscono del suo insegnamento. Averne di gente così durante le nostre omelie! Non sappiamo cosa abbia detto e forse nessuno se ne ricorda, ma tutti si ricordano del fatto che Gesù parla con autorevolezza, non come gli scribi.
Colpisce perché parla di cose che sta vivendo, perché fa diventare vita ciò che legge.
Come la gente di Cafarnao, anche noi ci incantiamo ogni volta che incontriamo qualcuno con parole che trasmettono la sapienza del vivere, una sapienza sulla vita e sulla morte, sull’amore, sulla paura e sulla gioia. Averne di riflessioni così vive! Averne di discussioni così autorevoli nell’ambito familiare, invece di farsi prendere dal messaggio della TV che domina tutto il resto.
La gente nota questo particolare dell’autorità della parola di Gesù. E’ un’autorità che viene non solo dal suo parlare, ma anche dal suo essere; è l’autorità che in famiglia spetta ai genitori: forse si sta parlando di argomenti che i figli padroneggiano meglio dei genitori, ma il loro ruolo specifico fa sì che il pensiero di un padre o di una madre debba avere sempre un peso diverso dagli altri membri, . perché hanno l’autorità non solo di parlare ma di far sì che ciò di cui si parla possa accadere.
E’ l’autorità che nasce non dal dire il Vangelo, ma dal fare il Vangelo, non dal predicare ma dal diventare Vangelo, tutt’uno con ciò che annunci: una buona notizia che libera la vita.
Occorre mandare in rovina il regno ingannatore degli uomini genuflessi davanti agli idoli: potere, denaro, successo, egoismi. È a questi desideri sbagliati che Gesù dice due sole parole: taci, esci da lui. Dobbiamo valutare la serietà del nostro cristianesimo, opporsi al male dell’uomo, portare liberazione da ciò che ci opprime dentro, da ciò che ci soffoca.

“un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo”
Nella sinagoga, cioè nella chiesa, c’era uno spirito immondo!? Incredibile! Nel luogo sacro a Dio è presente uno spirito che è la negazione stessa di Dio. Perché gli scribi non se ne erano accorti?
Come è simile a tante nostre chiese! Sono chiuse alle cose nuove; tutto è scontato, tutto va bene, purché non si creino problemi, cioè, cose nuove. La prima conversione da praticare è all’interno della comunità, non fuori. Iniziare da dentro, dal nostro ambiente, da noi. Non basta il luogo santo, occorre la novità, l’arrivo di Gesù.
E’ la nostra vita. Si sente spesso come tutti abbiano delle aspettative nei nostri confronti. Come rispondere a tutti: famiglia, lavoro, vita sociale, amici… A volte non sappiamo più chi siamo. Spesso terminiamo il lavoro, ma non stacchiamo la spina.
Gesù comanda al demonio di uscire dall’uomo: “Lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui”. Talvolta anche noi sentiamo il bisogno di gridare, di buttare fuori la nostra rabbia, la paura che ci perseguita, il dolore che ci paralizza, quel demone che ci vuole schiavi: preferiamo rinchiuderci nelle nostre paure che lasciare che Gesù “rovini” la nostra vita.
Non basta la famiglia per trovare la serenità. Quante famiglie vivono in uno stato di continua tensione, di contrasto quotidiano! Allora occorre trovare la novità! Ed è a portata di mano, è Gesù!
Gesù è pronto al confronto e può aiutare meglio chi si manifesta che chi fa finta di niente. Facciamo una vero confronto fra le cose che propone il mondo (sballo, divertimento, denaro, sesso, carriera) e quelle che insegna Gesù. Anche noi, alla fine, ripeteremo le parole della gente della Palestina: “Chi è mai costui? Ci sta dando un insegnamento nuovo che rivoluziona la nostra vita e ce la fa godere.”

“Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci!”
L’affermazione dell’indemoniato è terribile. È demoniaca una fede che tiene il Signore lontano dalla quotidianità, che lo relega nel sacro senza calare nella dura quotidianità. È demoniaca una fede che resta alle parole che professa la fede in un Dio che non c’entra con la nostra vita.
L’indemoniato è anonimo -può essere chiunque di noi ed è la figura di colui che rifiuta la Parola. L’uomo posseduto dallo spirito impuro grida, un po’ come fanno i bambini, quando non hanno ancora le parole per esprimersi. Gesù libera l’uomo dal demonio, mentre tutti ne hanno paura, e compie questo nel giorno di sabato, cosa non consentita secondo la legge.
Il rischio presente nella nostra Chiesa è di credere, pasciuti e annoiati, di possedere una fede chiusa nel recinto del sacro, una fede fatta di formalismi e di tradizioni, che però non riesce ad incidere, a cambiare la mentalità e il destino del mondo. Una fede che non cambia la vita, l’economia, la politica, la giustizia, è una fede fintamente cristiana. La sfida è tornare ad essere veri discepoli.

“Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità”.
Così dice la gente, ammirata di Gesù. Ha ragione! Gesù ha rivoluzionato la storia sbalordendo tutti.
Così il Cristianesimo può divenire un insegnamento nuovo. L’esempio ci viene da Cristo: l’amore, lo spirito di sacrificio, la disponibilità al servizio, la povertà, la purezza d’animo, la tolleranza sono virtù possibili.
Al centro è il tema della parola con particolare accento sulla sua efficacia e sulla sua autorevolezza.
Nel nostro mondo che vive della comunicazione personale e di massa, siamo abituati a relazionarci tra di noi utilizzando differenti linguaggi. Ma i messaggi di cui spesso siamo inconsapevoli destinatari, pensiamo solo alle pubblicità, hanno finalità non sempre ben evidenti e chiare per tutti. Così i buoni profeti parlano e agiscono in coerenza e i cattivi invece sono attenti solo alle cose del mondo (potere, soldi, etc.). E’ questa la differenza tra chi parla per cultura, come gli scribi, e Gesù, che è autorevole perché dimostra con i fatti che la parola può liberare l’uomo, e acquista autorevolezza perché coerente nel vivere la volontà di Dio. Anche noi possiamo essere, seppure in modo molto limitato, parola vivente con la nostra testimonianza.
L’indemoniato reagisce alle proposte di Gesù e si spaventa, ma chi non reagisce è peggiore, perché o non ha capito o fa solo finta di ascoltare, per non permettere alla parola di Gesù di scalfirlo, e continua a vivere una religiosità tranquilla.
misterogrande.org


sabato 31 gennaio 2015

III Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) - Solennità della conversione di S.Paolo Apostolo

In viaggio dalla Giudea verso la Galilea, Gesù passa attraverso la Samaria. Egli non ha difficoltà ad incontrare i samaritani giudicati eretici, scismatici, separati dai giudei. Il suo atteggiamento ci fa capire che il confronto con chi è differente da noi può farci crescere. Gesù, stanco per il viaggio, non esita a chiedere da bere alla donna samaritana. La sua sete, lo sappiamo, va ben oltre quella fisica: essa è anche sete di incontro, desiderio di aprire un dialogo con quella donna, offrendole così la possibilità di un cammino di conversione interiore. Gesù è paziente, rispetta la persona che gli sta davanti, si rivela a lei progressivamente. Il suo esempio incoraggia a cercare un confronto sereno con l’altro. Per capirsi e crescere nella carità e nella verità, occorre fermarsi, accogliersi e ascoltarsi. In tal modo, si comincia già a sperimentare l’unità. L’unità si fa nel cammino, non è mai ferma. L’unità si fa camminando.
La donna di Sicar interroga Gesù sul vero luogo dell’adorazione di Dio. Gesù non si schiera a favore del monte o del tempio, ma va oltre, va all’essenziale abbattendo ogni muro di separazione. Egli rimanda alla verità dell’adorazione: «Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità» (Gv 4,24). Tante controversie tra cristiani, ereditate dal passato, si possono superare mettendo da parte ogni atteggiamento polemico o apologetico e cercando insieme di cogliere in profondità ciò che ci unisce, e cioè la chiamata a partecipare al mistero di amore del Padre rivelato a noi dal Figlio per mezzo dello Spirito Santo. L’unità dei cristiani – ne siamo convinti - non sarà il frutto di raffinate discussioni teoriche nelle quali ciascuno tenterà di convincere l’altro della fondatezza delle proprie opinioni. Verrà il Figlio dell’uomo e ci troverà ancora nelle discussioni. Dobbiamo riconoscere che per giungere alla profondità del mistero di Dio abbiamo bisogno gli uni degli altri, di incontrarci e di confrontarci sotto la guida dello Spirito Santo, che armonizza le diversità e supera i conflitti, riconcilia le diversità.
Gradualmente, la donna samaritana comprende che Colui che le ha chiesto da bere è in grado di dissetarla. Gesù si presenta a lei come la sorgente da cui scaturisce l’acqua viva che estingue per sempre la sua sete (cfr Gv 4,13-14). L’esistenza umana rivela aspirazioni sconfinate: ricerca di verità, sete di amore, di giustizia e di libertà. Sono desideri appagati solo in parte, perché dal profondo del suo essere l’uomo si muove verso un “di più”, un assoluto capace di soddisfare la sua sete in modo definitivo. La risposta a queste aspirazioni viene data da Dio in Gesù Cristo, nel suo mistero pasquale. Dal costato squarciato di Gesù sono sgorgati sangue ed acqua (cfr Gv 19,34): Egli è la sorgente da cui scaturisce l’acqua dello Spirito Santo, cioè «l’amore di Dio riversato nei nostri cuori» (Rm 5,5) nel giorno del Battesimo. Per opera dello Spirito siamo diventati una sola cosa con Cristo, figli nel Figlio, veri adoratori del Padre. Questo mistero d’amore è la ragione più profonda dell’unità che lega tutti i cristiani e che è molto più grande delle divisioni avvenute nel corso della storia. Per questo motivo, nella misura in cui ci avviciniamo con umiltà al Signore Gesù Cristo, ci avviciniamo anche tra di noi.
L’incontro con Gesù trasforma la Samaritana in una missionaria. Avendo ricevuto un dono più grande e più importante dell’acqua del pozzo, la donna lascia lì la sua brocca (cfr Gv 4,28) e corre a raccontare ai suoi concittadini che ha incontrato il Cristo (cfr Gv4,29). L’incontro con Lui le ha restituito il senso e la gioia di vivere, e lei sente il desiderio di comunicarlo. Oggi esiste una moltitudine di uomini e donne stanchi e assetati, che chiedono a noi cristiani di dare loro da bere. È una richiesta alla quale non ci si può sottrarre. Nella chiamata ad essere evangelizzatori, tutte le Chiese e Comunità ecclesiali trovano un ambito essenziale per una più stretta collaborazione. Per poter svolgere efficacemente tale compito, occorre evitare di chiudersi nei propri particolarismi ed esclusivismi, come pure di imporre uniformità secondo piani meramente umani (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 131). Il comune impegno ad annunciare il Vangelo permette di superare ogni forma di proselitismo e la tentazione di competizione. Siamo tutti al servizio dell’unico e medesimo Vangelo!
E in questo momento di preghiera per l’unità, vorrei ricordare i nostri martiri di oggi. Essi danno testimonianza di Gesù Cristo e vengono perseguitati e uccisi perché cristiani, senza fare distinzione, da parte dei persecutori, tra le confessioni a cui appartengono. Sono cristiani e per questo perseguitati. Questo è, fratelli e sorelle, l’ecumenismo del sangue.
Ricordando questa testimonianza dei nostri martiri di oggi, e con questa gioiosa certezza, rivolgo i miei cordiali e fraterni saluti a Sua Eminenza il Metropolita Gennadios, rappresentante del Patriarcato ecumenico, a Sua Grazia David Moxon, rappresentante personale a Roma dell’Arcivescovo di Canterbury, e a tutti i rappresentanti delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali qui convenuti nella Festa della Conversione di San Paolo. Inoltre, mi è gradito salutare i membri della Commissione mista per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali, ai quali auguro un fruttuoso lavoro per la sessione plenaria che si svolgerà nei prossimi giorni a Roma. Saluto anche gli studenti dell’Ecumenical Institute of Bossey e i giovani che beneficiano di borse di studio offerte dal Comitato di Collaborazione Culturale con le Chiese ortodosse, operante presso il Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.
Sono presenti oggi anche religiosi e religiose appartenenti a diverse Chiese e Comunità ecclesiali che hanno partecipato in questi giorni ad un Convegno ecumenico, organizzato dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, in occasione dell’Anno della vita consacrata. La vita religiosa come profezia del mondo futuro è chiamata ad offrire nel nostro tempo testimonianza di quella comunione in Cristo che va oltre ogni differenza, e che è fatta di scelte concrete di accoglienza e dialogo. Di conseguenza, la ricerca dell’unità dei cristiani non può essere appannaggio solo di qualche singolo o comunità religiosa particolarmente sensibile a tale problematica. La reciproca conoscenza delle diverse tradizioni di vita consacrata ed un fecondo scambio di esperienze può essere utile per la vitalità di ogni forma di vita religiosa nelle diverse Chiese e Comunità ecclesiali.
Cari fratelli e sorelle, oggi noi, che siamo assetati di pace e di fraternità, invochiamo con cuore fiducioso dal Padre celeste, mediante Gesù Cristo unico Sacerdote e mediatore e per intercessione della Vergine Maria, dell’Apostolo Paolo e di tutti i santi, il dono della piena comunione di tutti i cristiani, affinché possa risplendere «il sacro mistero dell’unità della Chiesa» (Conc. Ecum. Vat. II, Decreto sull’Ecumenismo Unitatis redintegratio, 2), quale segno e strumento di riconciliazione per il mondo intero. Così sia.

PAPA FRANCESCO
vatican.va



domenica 18 gennaio 2015

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (anno B)

Come esseri umani e ancor più come credenti dovremmo orientare tutta la nostra vita in una continua, assidua ed incessante ricerca di Dio. Trovarlo e conoscerlo dovrebbe essere lo scopo primario della nostra vita. Dal Vangelo e da tutta la scrittura sacra apprendiamo che prima ancora che noi ci muoviamo verso di Lui, egli è già alla nostra ricerca. Gesù, additato da Giovanni battista come l'Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo, suscita immediatamente l'attenzione di uno dei discepoli del battezzatore. È Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli si mette senza esitazione alla sequela di Cristo. Ha creduto alla testimonianza del suo primo maestro ed è sicuro ormai che l'Agnello di Dio e il Messia atteso. La buona notizia, il felice incontro non può essere taciuto; il neodiscepolo si trasforma subito in testimone. Incontra il fratello Simone e gli dice: «Abbiamo trovato il Messia che significa Cristo e lo condusse da Gesù». Ecco un bell'esempio per ognuno di noi che ci diciamo cristiani: dopo aver incontrato e conosciuto Cristo dobbiamo impegnarci attivamente con la genuinità della nostra testimonianza, a condurre da lui i nostri fratelli. Questa è la vocazione del credente: assumere gli insegnamenti del Signore, viverli coerentemente, farli diventare testimonianza ed esempio per gli altri. Non basta quindi dire «Eccomi, Signore, parla che il tuo servo ti ascolta» come afferma Samuele, chiamato dal Signore, occorre che dopo la chiamata orienti tutta la vita in conformità all'invito ricevuto. Una delle più belle espressioni della nostra fede, una delle migliori conseguenze derivanti dall'aver trovato Cristo, è proprio l'impegno di farlo conoscere ad altri. Per secoli la chiesa ha intessuto una splendida catena di trasmissione mediante la quale, dagli apostoli fino a nostri giorni, il messaggio di Cristo si è diffuso e si diffonde ancora in tutto il mondo. Quando questa catena s'inceppa ne soffre la chiesa, che viene così meno al suo primario dovere di essere missionaria con tutti i suoi membri. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha fatto riscoprire questo ruolo anche ai laici, chiedendo loro un apporto più incisivo nella vita della chiesa. Forse per troppo tempo l'annuncio è stato ritenuto una prerogativa quasi esclusiva dei preti e dei religiosi. La chiesa ha urgente bisogno di testimoni autentici e numerosi e nessun fedele può ritenersi dispensato o escluso.
(Padri Silvestrini)


SANT' ANTONIO ABATE

Dalla «Vita di sant'Antonio» scritta da sant'Atanasio, vescovo
(Capp. 24; PG 26, 842-846)
 

La vocazione di sant'Antonio

Dopo la morte dei genitori, lasciato solo con la sorella ancor molto piccola, Antonio, all'età di diciotto o vent'anni, si prese cura della casa e della sorella. Non erano ancora trascorsi sei mesi dalla morte dei genitori, quando un giorno, mentre si recava, com'era sua abitudine, alla celebrazione eucaristica, andava riflettendo sulla ragione che aveva indotto gli apostoli a seguire il Salvatore, dopo aver abbandonato ogni cosa. Richiamava alla mente quegli uomini, di cui si parla negli Atti degli Apostoli che, venduti i loro beni, ne portarono il ricavato ai piedi degli apostoli, perché venissero distribuiti ai poveri. Pensava inoltre quali e quanti erano i beni che essi speravano di conseguire in cielo.
Meditando su queste cose entrò in chiesa, proprio mentre si leggeva il vangelo e sentì che il Signore aveva detto a quel ricco: «Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi e avrai un tesoro nei cieli» (Mt 19, 21).
Allora Antonio, come se il racconto della vita dei santi gli fosse stato presentato dalla Provvidenza e quelle parole fossero state lette proprio per lui, uscì subito dalla chiesa, diede in dono agli abitanti del paese le proprietà che aveva ereditato dalla sua famiglia — possedeva infatti trecento campi molto fertili e ameni — perché non fossero motivo di affanno per sé e per la sorella. Vendette anche tutti i beni mobili e distribuì ai poveri la forte somma di denaro ricavata, riservandone solo una piccola parte per la sorella.
Partecipando un'altra volta all'assemblea liturgica, sentì le parole che il Signore dice nel vangelo: «Non vi angustiate per il domani» (Mt 6, 34). Non potendo resistere più a lungo, uscì di nuovo e donò anche ciò che gli era ancora rimasto. Affidò la sorella alle vergini consacrate a Dio e poi egli stesso si dedicò nei pressi della sua casa alla vita ascetica, e cominciò a condurre con fortezza una vita aspra, senza nulla concedere a se stesso.
Egli lavorava con le proprie mani: infatti aveva sentito proclamare: «Chi non vuol lavorare, neppure mangi» (2 Ts 3, 10). Con una parte del denaro guadagnato comperava il pane per sé, mentre il resto lo donava ai poveri.
Trascorreva molto tempo in preghiera, poiché aveva imparato che bisognava ritirarsi e pregare continuamente (cfr. 1 Ts 5, 17). Era così attento alla lettura, che non gli sfuggiva nulla di quanto era scritto, ma conservava nell'animo ogni cosa al punto che la memoria finì per sostituire i libri. Tutti gli abitanti del paese e gli uomini giusti, della cui bontà si valeva, scorgendo un tale uomo lo chiamavano amico di Dio e alcuni lo amavano come un figlio, altri come un fratello.