venerdì 27 aprile 2018
Esortazione Apostolica " Gaudete et exsultate" - Papa Francesco
23:32
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Per essere santi non è necessario essere vescovi,
sacerdoti, religiose o religiosi.
Molte volte abbiamo la tentazione di pensare
che la santità sia riservata a coloro
che hanno la possibilità di mantenere
le distanze dalle occupazioni ordinarie,
per dedicare molto tempo alla preghiera.
Non è così.
sacerdoti, religiose o religiosi.
Molte volte abbiamo la tentazione di pensare
che la santità sia riservata a coloro
che hanno la possibilità di mantenere
le distanze dalle occupazioni ordinarie,
per dedicare molto tempo alla preghiera.
Non è così.
Tutti siamo chiamati ad essere santi
vivendo con amore e offrendo ciascuno
la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova...
Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi
in un cammino di santità.
Lascia che tutto sia aperto a Dio
e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo.
Non ti scoraggiare,
perché hai la forza dello Spirito Santo
affinché sia possibile, e la santità,
in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita (cfr Gal 5,22-23)...
Nella Chiesa, santa e composta da peccatori,
troverai tutto ciò di cui hai bisogno
per crescere verso la santità.
Il Signore l’ha colmata di doni
con la Parola, i Sacramenti, i santuari,
la vita delle comunità, la testimonianza dei santi,
e una multiforme bellezza
che procede dall’amore del Signore,
«come una sposa si adorna di gioielli» (Is 61,10).
Domenica 22 Aprile 2018
23:23
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«Io sono il buon pastore – dice Gesù –
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me,
come il Padre conosce me e io conosco il Padre» (vv. 14-15).
Gesù non parla di una conoscenza intellettiva,
no, ma di una relazione personale,
di predilezione, di tenerezza reciproca,
riflesso della stessa relazione intima
di amore tra Lui e il Padre.
È questo l’atteggiamento attraverso il quale
si realizza un rapporto vivo con Gesù:
lasciarci conoscere da Lui.
Non chiudersi in sé stessi,
aprirsi al Signore, perché Lui mi conosca.
Egli è attento a ciascuno di noi,
conosce in profondità il nostro cuore:
conosce i nostri pregi e i nostri difetti,
i progetti che abbiamo realizzato
e le speranze che sono andate deluse.
Ma ci accetta così come siamo,
anche con i nostri peccati,
per guarirci, per perdonarci, ci guida con amore,
perché possiamo attraversare sentieri
anche impervi senza smarrire la via.
Ci accompagna Lui.
A nostra volta, noi siamo chiamati a conoscere Gesù.
Ciò implica un incontro con Lui,
un incontro che susciti il desiderio di seguirlo
abbandonando gli atteggiamenti autoreferenziali
per incamminarsi su strade nuove,
indicate da Cristo stesso e aperte su vasti orizzonti.
Quando nelle nostre comunità
si raffredda il desiderio di vivere il rapporto con Gesù,
di ascoltare la sua voce e di seguirlo fedelmente,
è inevitabile che prevalgano altri modi di pensare
e di vivere che non sono coerenti col Vangelo.
Maria, la nostra Madre ci aiuti a maturare
una relazione sempre più forte con Gesù.
Aprirci a Gesù, perché entri dentro di noi.
Una relazione più forte: Lui è risorto.
Così possiamo seguirlo per tutta la vita.
In questa Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni
Maria interceda, perché tanti rispondano con generosità
e perseveranza al Signore che chiama
a lasciare tutto per il suo Regno.
Regina Coeli Papa Francesco
Domenica 15 Aprile 2018
23:12
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Fratelli e sorelle,
chiediamo la grazia di credere
che Cristo è vivo, è risorto!
Questa è la nostra fede,
e se noi crediamo a questo,
le altre cose sono secondarie.
Questa è la nostra vita,
questa è la nostra vera gioventù.
La vittoria di Cristo sulla morte,
la vittoria di Cristo sul peccato.
Cristo è vivo.
“Sì, sì, adesso farò la Comunione…”.
Ma quando tu fai la Comunione,
sei sicuro che Cristo è vivo lì, è risorto?
“Sì, è un po’ di pane benedetto…”
No, è Gesù! Cristo è vivo,
è risorto in mezzo a noi
e se noi non crediamo questo,
non saremo mai buoni cristiani,
non potremo esserlo.
“Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore”.
Chiediamo al Signore la grazia
che la gioia non ci impedisca di credere,
la grazia di toccare Gesù risorto:
toccarlo nell’incontro mediante la preghiera;
nell’incontro mediante i sacramenti;
nell’incontro con il suo perdono
che è la rinnovata giovinezza della Chiesa;
nell’incontro con gli ammalati, quando andiamo a trovarli,
con i carcerati, con quelli che sono i più bisognosi,
con i bambini, con gli anziani.
Se noi sentiamo la voglia di fare qualcosa di buono,
è Gesù risorto che ci spinge a questo.
E’ sempre la gioia, la gioia che ci fa giovani.
Chiediamo la grazia di essere una comunità gioiosa,
perché ognuno di noi è sicuro,
ha fede, ha incontrato il Cristo risorto.
Omelia Papa Francesco
Domenica 8 Aprile 2018
23:04
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Nel Vangelo odierno ritorna più volte il verbo vedere:
«I discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,20);
poi dissero a Tommaso: «Abbiamo visto il Signore» (v. 25).
Ma il Vangelo non descrive come lo videro,
non descrive il Risorto, evidenzia solo un particolare:
«Mostrò loro le mani e il fianco» (v. 20)...
Come possiamo vederlo? Come i discepoli:
attraverso le sue piaghe.
Guardando lì, essi hanno compreso
che non li amava per scherzo e che li perdonava,
nonostante tra loro ci fosse chi l’aveva rinnegato
e chi l’aveva abbandonato.
Entrare nelle sue piaghe è
contemplare l’amore smisurato
che sgorga dal suo cuore.
Questa è la strada.
È capire che il suo cuore batte
per me, per te, per ciascuno di noi.
Cari fratelli e sorelle,
possiamo ritenerci e dirci cristiani,
e parlare di tanti bei valori della fede,
ma, come i discepoli,
abbiamo bisogno di vedere Gesù
toccando il suo amore.
Solo così andiamo al cuore della fede e,
come i discepoli, troviamo
una pace e una gioia (cfr vv. 19-20)
più forti di ogni dubbio.
Omelia Papa Francesco
Sabato Santo 2018
22:27
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E’ la notte del silenzio del discepolo
che si trova intirizzito e paralizzato,
senza sapere dove andare
di fronte a tante situazioni dolorose
che lo opprimono e lo circondano.
E’ il discepolo di oggi,
ammutolito davanti a una realtà
che gli si impone facendogli sentire e,
ciò che è peggio,
credere che non si può fare nulla
per vincere tante ingiustizie
che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli...
E in mezzo ai nostri silenzi,
quando tacciamo in modo così schiacciante,
allora le pietre cominciano a gridare (cfr Lc 19,40)
e a lasciare spazio al più grande annuncio
che la storia abbia mai potuto contenere nel suo seno:
«Non è qui. E’ risorto» (Mt 28,6)...
E se ieri, con le donne,
abbiamo contemplato «colui che hanno trafitto» (Gv 19,37; cfr Zc 12,10),
oggi con esse siamo chiamati a contemplare la tomba vuota
e ad ascoltare le parole dell’angelo:
«Non abbiate paura […] E’ risorto» (Mt 28,5-6).
Parole che vogliono raggiungere
le nostre convinzioni e certezze più profonde,
i nostri modi di giudicare
e di affrontare gli avvenimenti quotidiani;
specialmente il nostro modo di relazionarci con gli altri....
E’ risorto!
E’ l’annuncio che sostiene la nostra speranza
e la trasforma in gesti concreti di carità.
Quanto abbiamo bisogno di lasciare
che la nostra fragilità sia unta da questa esperienza!
Quanto abbiamo bisogno
che la nostra fede sia rinnovata,
che i nostri miopi orizzonti siano messi in discussione
e rinnovati da questo annuncio!
Egli è risorto e con Lui risorge la nostra speranza creativa
per affrontare i problemi attuali,
perché sappiamo che non siamo soli.
(Papa Francesco Omelia della Veglia Pasquale 2018)
venerdì 30 marzo 2018
lunedì 26 marzo 2018
domenica 25 marzo 2018
Domenica delle Palme - 25 Marzo 2018
17:56
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E a voi, cari giovani,
la gioia che Gesù suscita in voi è per alcuni motivo di fastidio e anche di irritazione,
perché un giovane gioioso è difficile da manipolare.
Un giovane gioioso è difficile da manipolare!
Ma esiste in questo giorno la possibilità di un terzo grido:
«Alcuni farisei tra la folla gli dissero:
“Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”;
ed Egli rispose:
“Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”» (Lc 19,39-40).
Far tacere i giovani è una tentazione che è sempre esistita.
Gli stessi farisei se la prendono con Gesù e gli chiedono di calmarli e farli stare zitti.
Ci sono molti modi per rendere i giovani silenziosi e invisibili.
Molti modi di anestetizzarli e addormentarli perché non facciano “rumore”,
perché non si facciano domande e non si mettano in discussione.
“State zitti voi!”.
Ci sono molti modi di farli stare tranquilli perché non si coinvolgano
e i loro sogni perdano quota e diventino fantasticherie rasoterra, meschine, tristi.
Cari giovani, sta a voi la decisione di gridare,
sta a voi decidervi per l’Osanna della domenica
così da non cadere nel “crocifiggilo!” del venerdì…
E sta a voi non restare zitti.
Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili – tante volte corrotti – stiamo zitti,
se il mondo tace e perde la gioia, vi domando: voi griderete?
Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre.
(Papa Francesco, Omelia Domenica delle Palme 25 Marzo 2018)
sabato 24 marzo 2018
ORARI SANTA MESSA
07:30
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CON IL CAMBIO DELL'ORA
GLI ORARI DELLE S. MESSE
RIMARRANNO INVARIATI
SABATO 16,30
DOMENICA 9,30 e 16,30
venerdì 23 marzo 2018
lunedì 19 marzo 2018
Papa Francesco - Incontro pre-sinodale dei Giovani
16:17
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Cari giovani,
il cuore della Chiesa è giovane proprio perché il Vangelo
è come una linfa vitale che la rigenera continuamente.
Sta a noi essere docili e cooperare a questa fecondità.
E tutti voi potete collaborare a questa fecondità:
che siate cristiani cattolici, o di altre religioni, o non credenti.
Vi chiediamo di collaborare alla fecondità nostra, a dare vita.
Lo facciamo anche in questo cammino sinodale,
pensando alla realtà dei giovani di tutto il mondo.
Abbiamo bisogno di riappropriarci dell’entusiasmo
della fede e del gusto della ricerca.
Abbiamo bisogno di ritrovare nel Signore
la forza di risollevarci dai fallimenti, di andare avanti,
di rafforzare la fiducia nel futuro.
E abbiamo bisogno di osare sentieri nuovi.
Non spaventatevi: osare sentieri nuovi,
anche se ciò comporta dei rischi.
Un uomo, una donna che non rischia, non matura.
Un’istituzione che fa scelte per non rischiare rimane bambina, non cresce.
Rischiate, accompagnati dalla prudenza, dal consiglio, ma andate avanti.
Senza rischiare, sapete cosa succede a un giovane?
Invecchia! Va in pensione a 20 anni!
Un giovane invecchia e anche la Chiesa invecchia.
Lo dico con dolore.
Quante volte io trovo comunità cristiane,
anche di giovani, ma vecchie.
Sono invecchiate perché avevano paura.
Paura di che? Di uscire, di uscire verso le periferie esistenziali della vita,
di andare là dove si gioca il futuro.
(Incontro pre-sinodale del Santo Padre Francesco con i giovani, 19 Marzo 2018)
Già da ora vi dico grazie;
e vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me.
E quelli che non possono pregare, perché non sanno pregare,
almeno mi pensino bene. Grazie.
(Papa Francesco)
V Domenica di Quaresima anno B - 18 Marzo 2018
15:46
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Cristo,
nei giorni della sua vita terrena,
offrì preghiere e suppliche,
con forti grida e lacrime,
a Dio che poteva salvarlo da morte e,
per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio,
imparò l’obbedienza da ciò che patì e,
reso perfetto,
divenne causa di salvezza eterna
per tutti coloro che gli obbediscono.
(Eb 5, 7-9)
“Come guardo io il crocifisso?"
Per spiegare il significato della sua morte e risurrezione, Gesù si serve di un’immagine e dice:
«Se il chicco di grano, caduto in terra,
non muore, rimane solo; se invece muore,
produce molto frutto» (Gv 12,24).
Vuole far capire che la sua vicenda estrema – cioè la croce, morte e risurrezione –
è un atto di fecondità – le sue piaghe ci hanno guariti –
una fecondità che darà frutto per molti.
Così paragona sé stesso al chicco di grano che marcendo nella terra genera nuova vita.
Questo è il mistero di Cristo.
Va’ verso le sue piaghe, entra, contempla;
vedi Gesù, ma da dentro.
E questo dinamismo del chicco di grano, compiutosi in Gesù,
deve realizzarsi anche in noi suoi discepoli:
siamo chiamati a fare nostra questa legge pasquale del perdere la vita
per riceverla nuova ed eterna.
E che cosa significa perdere la vita?
Cioè, che cosa significa essere il chicco di grano?
Significa pensare di meno a sé stessi, agli interessi personali,
e saper “vedere” e andare incontro ai bisogni del nostro prossimo,
specialmente degli ultimi.
(Papa Francesco, Angelus 18 Marzo 2018)


















