Pereto - Rocca di Botte

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domenica 19 marzo 2017

Terza domenica di quaresima 2017



“Quando manifesterò in voi la mia santità,
 vi raccoglierò da tutta la terra;
 e vi aspergerò con acqua pura e
 sarete purificati da tutte le vostre sozzure
 e io vi darò uno spirito nuovo”, dice il Signore.
(Antifona d'ingresso)

E’ bello sapere che la santità di Dio si manifesta nello stare insieme, il Signore ci convoca come chiesa, rigenerati dal battesimo, per purificare le nostre sozzure, ovvero le nostre relazioni malate che hanno come frutto lo scarto, il non incontro perché non illuminate della conoscenza del suo Amore.

Rispose Gesù: 
«Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete;
ma chi beve dell'acqua che io gli darò,
 non avrà mai più sete,
 anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui
 sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».
«Signore, gli disse la donna,
 dammi di quest'acqua,
 perché non abbia più sete
 e non continui a venire qui
 ad attingere acqua».
 (Gv 4, 13-15)

Il Vangelo di oggi è uno dei brani più belli riportati da Giovanni, l’incontro tra una donna Samaritana e Gesù. La donna rappresenta la nostra umanità ferita dall’ignoranza di ciò che si è realizzato nella storia: l’incarnazione del Figlio di Dio che con la sua morte in croce ci ha liberati dal peccato.  
Quale peccato ha messo in croce Gesù? Il potere che riattualizza il peccato originale ossia l’autosufficienza dell’uomo da Dio.

L’autosufficienza conduce l’uomo a vivere l’acqua ristagnata del pozzo, mentre coltivando e custodendo la relazione sacramentale con Dio, tutti i giorni, essa mi conduce a vivere la sostanza, l’acqua che zampilla, perché aprendomi alla relazione con Gesù mi rinnova e attraverso di Lui ricevo il Dono, lo Spirito Santo.

Il miracolo che la pagina odierna risalta avviene proprio al pozzo ed è quello dell’incontro tra la Samaritana e Gesù attraverso un dialogo che in modo graduale accompagna l’umanità ferita alla rivelazione graduale dell’Amore di Dio tanto da produrre una conversione radicale, la donna lascia l’anfora al pozzo.

La donna intanto lasciò la sua anfora, 
andò in città e disse alla gente:
 "Venite a vedere un uomo 
che mi ha detto tutto quello che ho fatto. 
Che sia forse il Messia?".  
Uscirono allora dalla città e andavano da lui.
(Gv 4, 28-30)

L’anfora nel deserto rappresenta la fonte si sopravvivenza, quindi la vita stessa per annunciare agli altri l’incontro che le ha cambiato l’esistenza.

Dio ci convoca a stare insieme e noi siamo chiamati a fare questo esercizio di comunione, solo così troveremo in noi la forza per affrontare tutti i problemi, quella forza che il mondo non ci può dare.

"Egli chiese alla Samaritana l'acqua da bere, per farle il grande dono della fede, e di questa fede ebbe sete così ardente da accendere in lei la fiamma del tuo amore" .
(Prefazio)

giovedì 16 marzo 2017

La Speranza cristiana - Udienza Papa Francesco 15 Marzo 2017



La carità è una grazia: 
non consiste nel far trasparire 
quello che noi siamo, 
ma quello che il Signore ci dona 
e che noi liberamente accogliamo; 
e non si può esprimere nell’incontro con gli altri se prima non è generata dall’incontro 
con il volto mite e misericordioso di Gesù.


continua a leggere l'udienza di Papa Francesco di questa settimana;

domenica 12 marzo 2017

Seconda domenica di Quaresima 2017


"In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 
E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce." 
(Mt 17, 1-2)



O Dio, che chiamasti alla fede i nostri padri …
Abramo, nostro padre della fede, è chiamato a lasciare la sua patria, intesa come la casa del padre e con essa le sicurezze e la stabilità per credere alla promessa fatta a lui da Dio, quella di una discendenza. Questa promessa, questa alleanza però per realizzarsi ha bisogno di essere provata, viene provata la fede di Abramo ma l’alleanza viene pienamente realizzata nel mistero della Passione, morte e resurrezione di Gesù.
…e hai dato a noi la grazia di camminare alla luce del Vangelo, aprici all'ascolto del tuo Figlio,
Solo mediante l’ascolto del Vangelo possiamo camminare nella luce, cioè nella Verità che si realizza nella Carità. “Questi è il Figlio mio, l’Amato: ASCOLTATELO”.  Solo mediante l’obbedienza al Padre, che si manifesta durante la trasfigurazione sul Monte possiamo essere in relazione con Lui, mediante il Figlio: Gesù è la manifestazione dell’Essere di Dio. E l’Essere di Dio si manifesta nella Vita, nella Famiglia, relazione d’Amore aperta alla vita come immagine dell’amore trinitario.
…perché accettando nella nostra vita il mistero della croce, possiamo entrare nella gloria del tuo regno.
La richiesta fatta : “aprici all’ascolto” è ciò che ci permette di accettare nella nostra vita la croce, la sofferenza, che è possibile vivere soltanto con l’Amore di Dio che non è manipolabile. La presenza di Dio è una presenza discreta, che rispetta i nostri tempi, le nostre aspettative, i nostri sogni, i nostri desideri, ci lascia vivere ciò che sentiamo, ciò che ci piace, finché riconosciamo che la luce ci illumina dall’esterno, come il sole. Siamo allora chiamati a lasciarci illuminare da lui, a fare l’esperienza della contemplazione del suo volto trasfigurato, illuminato per riportare questa luce agli altri. Come Mosè che dopo aver fatto l’esperienza dell’incontro di Dio nel roveto aveva il volto luminoso.
Dobbiamo coltivare quindi questa intimità con Dio, come colui che ci illumina e che fa riflettere ciò che siamo, disporci di fronte a Gesù eucarestia con il desiderio di testimoniare il suo Amore agli altri nel servizio nascosto ai fratelli “non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra”.
Accettare il mistero della croce nella nostra vita vuol dire essere disposto a morire al mio io riconoscendo i miei limiti senza giustificarmi e per fare questo ho bisogno della comunità, della Chiesa, perché gli altri mi aiutano a cambiare me stesso e ho bisogno dell’accompagnamento dei pastori, dei sacerdoti, coloro che segretamente affidano ogni pecora al Padre.

Il deserto di domenica scorsa, l’ascolto, ci apre alla contemplazione del volto luminoso di Gesù trasfigurato sul monte per riportare agli altri questa luce. Possiamo allora far nostra la preghiera della colletta:
O Dio, che chiamasti alla fede i nostri padri
e hai dato a noi la grazia di camminare alla luce del Vangelo,
aprici all'ascolto del tuo Figlio,
perché accettando nella nostra vita il mistero della croce,

possiamo entrare nella gloria del tuo regno.

sabato 11 marzo 2017

Beata sei tu Maria!





Al tuo cuore di mamma 
vogliamo affidare 
tutto il nostro essere, 
la nostra persona, 
il nostro cuore!





giovedì 9 marzo 2017

Dalla pietra al legno ...work in progress

Dalla pietra al legno ...work in progress


Beata sei tu Maria! 
Da te è nato il Salvatore del mondo,
tu risplendi nella gloria di Dio.
Prega per noi il Cristo tuo figlio.

domenica 5 marzo 2017

Prima Domenica di Quaresima 2017

“In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto,
 per essere tentato dal diavolo”. 
(Mt 4,1)



Gesù uomo, figlio di Maria,  fu condotto nel deserto dallo Spirito di Dio, persona trinitaria come Lui, Cristo, il Figlio di Dio.
Le tentazioni di Gesù sono le tentazioni di ciascun uomo, esse ci fanno vivere la menzogna, ma Gesù ci offre la luce e la vita della figliolanza divina ricevuta mediante il battesimo.
Sconfiggendo le tentazioni scopriamo la nostra dignità di figli di Dio e per sconfiggerle dobbiamo coltivare lo spirito di Dio con la Parola di Dio.
Se faccio il bene, esso mi fa stare bene, allora questo bene va allenato nella perseveranza e la forza proveniente dall’ aver superato la prova è che nonostante la persecuzione e la sofferenza continuo ad amare.


“Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio»”.
(Mt 4,3-4).


Questa è la tentazione che la maggior parte di noi spesso vive: l’approccio magico del vivere, il voler cambiare ciò che viviamo. Il Figlio di Dio avrebbe potuto cambiare le pietre in pane, perché non lo fa? Perché Dio ha scelto di incarnarsi nella nostra umanità, e incarnandosi non cede alla corruzione dell’ autosufficienza proveniente dal peccato originale. E come lo fa? Rispondendo a ciò che vive  con la Parola di Dio.Tante volte ci chiediamo :”Perché le cose non cambiano se io prego?” La risposta a questa tentazione è il saper vivere la vita alla luce della Parola. 

Allora la crescita nella conoscenza di me in relazione alla Parola, luce e verità, mi fa crescere nella Bontà e questa fa crescere le relazioni autentiche, mi fa vivere il Noi nella misura in cui incontro il Tu.

sabato 4 marzo 2017

Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2017

"La Quaresima è un tempo propizio per aprire la porta ad ogni bisognoso 
e riconoscere in lui o in lei il volto di Cristo. 
Ognuno di noi ne incontra sul proprio cammino. 
Ogni vita che ci viene incontro è un dono 
e merita accoglienza, rispetto, amore. 
La Parola di Dio ci aiuta ad aprire gli occhi 
per accogliere la vita e amarla, soprattutto quando è debole. 
Ma per poter fare questo è necessario 
prendere sul serio anche quanto il Vangelo ci rivela 
a proposito dell’uomo ricco." 
(Papa Francesco, Messaggio per la Quaresima 2017)



Per leggere tutto il messaggio del papa clicca qui

martedì 28 febbraio 2017

Mercoledì delle Ceneri: Orario Messe



La Santa Messa delle Ceneri
sarà celebrata in Santuario
nei seguenti orari:
ore 7.00
ore 16.30

A tutti auguriamo 
un santo cammino di Quaresima!

mercoledì 14 dicembre 2016

III Domenica di Avvento - "Gaudete"



« I ciechi vedono…, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella »

« Colui che viene dopo di me è più potente di me; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco » (Mt 3, 11). Diremo forse che l’opera di battezzare in Spirito Santo e fuoco è di un’umanità simile alla nostra? Come potrebbe esserlo? Eppure, parlando di un uomo che non si è ancora fatto conoscere, Giovanni dichiara che egli battezza « in Spirito Santo e fuoco ». Non trasmettendo ai battezzati uno spirito non suo, come avrebbe fatto un servo qualsiasi, bensì come uno che è Dio per natura, e dona con sovrana potenza quello che viene da lui e a lui appartiene come suo essere. Per questa grazia, l’impronta divina si imprime in noi.

Infatti, in Cristo Gesù, siamo trasformati, fatti simili all’immagine divina; non perché il nostro corpo sia nuovamente plasmato, ma perché ricevendo lo Spirito Santo possiamo entrare in possesso di Cristo stesso, al punto di poter gridare ormai nella gioia: « La mia anima esulta nel Signore, perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza » (Is 61,10). Infatti, dice l’apostolo Paolo: « Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo » (Ga 3,27).

Siete forse stati battezzati in un uomo? Silenzio, tu che sei soltanto uomo; vuoi forse abbassare fino a terra la nostra speranza? Siamo stati battezzati in un Dio fatto uomo; egli libera dalle loro pene e dalle loro colpe quanti credono in lui. « Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo… Dopo riceverete il dono dello Spirito Santo » (At 2,38). Allontana chi si attacca a lui… Fa sgorgare in noi la sua stessa natura… Lo Spirito appartiene in proprio al Figlio, che è divenuto un uomo simile a noi. Infatti egli è la vita di tutto quanto esiste.

martedì 6 dicembre 2016

Immacolata Concezione della B.V. Maria, solennità

Maria immacolata, piena di grazia particolare per i meriti di tuo figlio

Voi tutti che siete capaci di discernimento, venite e ammiriamo 
la Vergine madre, figlia di Davide... 
Venite e ammiriamo la Vergine purissima, 
meraviglia, unica fra le creature. 

Ha dato la vita senza conoscere uomo, 
con l’anima purissima colma di stupore. 
Ogni giorno il suo spirito si dedicava alla lode, 
poiché si rallegrava della doppia meraviglia: 
verginità conservata, figlio dilettissimo! 

Lei, perfetta colomba (Ct 6,8), ha portato in sé quell’aquila, 
il Vegliardo dei tempi (Dn 7,9), cantando le sue lodi: 
“Figlio mio, tu il più ricco, hai scelto di crescere 
in un nido povero. Arpa melodiosa, 
rimani nel silenzio come un bambino. 
Lasciami, per favore, cantare per te:... 

La tua dimora, figlio mio, è la  più grande di tutte, 
eppure hai voluto me come tua dimora. 
Il cielo è troppo piccolo per contenere la tua gloria, 
eppure io, la più umile degli esseri, ti porto. 
Lascia che  Ezechiele venga  a vederti sulle mie ginocchia, 
ch’egli riconosca in te colui che, sul carro, 
portava i cherubini (Ez 1)...; oggi, io ti porto... 
Con  gran tremore, i cherubini gridano: 
“Benedetto lo splendore dove risiedi!” (Ez 3,12). 
Questo luogo è in me, il mio seno è la tua dimora; 
Tengo il trono della tua maestà nelle mie braccia... 

Vieni a vedermi, Isaia, vedi e rallegriamoci! 
Ecco che ho concepito pur rimanendo vergine (Is 7,14). 
Profeta dello Spirito, ricco delle tue visioni 
Su, vedi l’Emmanuele che a te è rimasto nascosto... 
Su, venite, voi tutti che sapete discernere, voi che, con la vostra voce, rendete testimonianza allo Spirito... 
Svegliatevi, rallegratevi, ecco la messe! 
Guardate: nelle mie braccia, porto la spiga della vita.”

Inno su Maria, n° 7



II Domenica di Avvento


« Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri »

      Ad ogni lettore è evidente che Giovanni non soltanto ha predicato ma ha anche conferito un battesimo di conversione. Tuttavia non ha potuto dare un battesimo che rimettesse i peccati, perché la remissione dei peccati ci è concessa soltanto nel battesimo di Cristo. Per questo l'evangelista ha detto che «predicava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati» (Lc 3,3). Non potendo egli stesso dare il battesimo che avrebbe perdonato i peccati, annunziava colui che sarebbe venuto. Come la parola della sua predicazione era premonitrice della Parola del Padre fatta carne, così il suo battesimo... precedeva il battesimo del Signore, ombra della verità (Col 2,17). 

      Questo medesimo Giovanni interrogato su chi egli fosse, rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1,23; Is 40,3). Il profeta Isaia l'aveva chiamato «voce» perché precedeva la Parola. Ciò che egli gridava, ci viene insegnato dopo: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri». Cosa fa colui che predica la fede retta e le opere buone, se non preparare la via nei cuori degli uditori per il Signore che viene? Allora la grazia onnipotente potrà penetrare nei cuori, la luce della verità potrà illuminarli... 

      San Luca aggiunge: «Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle siano abbassati». Cosa designano i burroni, se non gli umili, cosa designano i monti e i colli se non i superbi? Alla venuta del Redentore, secondo la sua parola: «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11)... Mediante la fede al mediatore fra Dio e gli uomini, l'uomo Gesù Cristo (1 Tm 2,5), coloro che credono in lui hanno ricevuto la pienezza della grazia, mentre coloro che rifiutano di credere sono stati umiliati nella loro superbia. Ogni burrone sarà riempito, perché i cuori umili, accogliendo la parola della santa dottrina, saranno colmi della grazia della virtù, secondo quanto sta scritto: «Fai scaturire le sorgenti nelle valli» (Sal 104,10).

San Gregorio Magno (ca 540-604), papa, dottore della Chiesa 
Omelie sui vangeli, 20

I Domenica di Avvento

"Vegliate e pregate...: così sarete giudicati degni... di comparire davanti al Figlio dell'uomo" (Lc 21,36)

      Il tempo d'Avvento rappresenta le due venute di nostro Signore: prima la dolcissima venuta del "più bello tra i figli degli uomini" (Sal 45,3), del "desiderato di tutte le nazioni" (Ag 2,8 Vulg), del Figlio di Dio che ha manifestato chiaramente al mondo la sua presenza nella carne attesa e ardentemente desiderata da molto tempo da tutti i santi padri: la venuta quando è venuto nel mondo per salvare i peccatori. Questo tempo ricorda anche la venuta che attendiamo con sicura speranza e che molto spesso dobbiamo ricordare fra le lacrime, quella che avverrà quando il Signore verrà nella gloria in modo manifesto...: cioè nel giorno del giudizio quando verrà manifetamente a giudicarci. Pochi hanno conosciuto la prima venuta; nella seconda, si manifesterà ai giusti ed ai peccatori come annuncia il profeta: "Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!" (Is 40,5; Lc 3,6)... 

      Fratelli carissimi, seguiamo dunque l'esempio dei santi padri, ravviviamo il loro desiderio ed infiammiamo d'amore e desiderio di Cristo il nostro spirito. Sapete bene che la celebrazione di questo tempo è stata istituita per rinnovare in noi il desiderio che gli antichi padri avevano della prima venuta del Signore e affinché, attraverso il loro esempio, impariamo anche noi a desiderare il suo ritorno. Pensiamo a tutto il bene compiuto dal Signore  per noi alla sua prima venuta; quanto più ancora ne farà quando tornerà! Questo pensiero ci farà amare di più la venuta passata e desideraree di più il suo ritorno... 

      Se vogliamo conoscere la pce quando verrà, sforziamoci di accogliere con fede e amore la passata venuta. Restiamo fedeli nelle opere che ci ha manifestate e ci ha allora insegnate. Alimentiamo nel cuore l'amore per il Signore, e con l'amore il desiderio affinché, quando verrà, il Desiderato delle nazioni, possiamo posare lo sguardo su di lui con piena fiducia.


Sant'Aelredo di Rievaulx (1110-1167), monaco cistercense inglese 
Discorso per l'Avvento del Signore; PL 195, 363; PL 184, 818

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LE RICORRENZE DI QUESTA DOMENICA:

1.Gesù Cristo Re dell’universo, solennità.

Questa solennità è collocata a conclusione dell’Anno Liturgico quasi a voler significare il fine della storia dell’umanità e dell’intera creazione: tutto converge in Cristo.
Dice Gesù: il mio regno non è di questo mondo.
Questa risposta che Gesù dà a Pilato invita a scoprire l’originalità del regno e a studiarlo nella sua unicità così da mettere in evidenza ciò che gli è proprio e che lo distingue dai regni di questo mondo.
Per far ciò dobbiamo ricorrere ad altre parole di Gesù:
I capi delle nazioni, voi lo sapete, dominano su di esse e i grandi esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi; ma colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti.(Matteo 20, 25-28).
Nel vangelo di Luca leggiamo: il regno di Dio è in mezzo a voi (Luca 17,21).
Queste due affermazione, messe a confronto, ci portano a concludere che il regno di Dio non è l’utopia del credente, ma è il suo impegno di vita e coincide con la propria conversione al messaggio così radicale del vangelo che capovolge i criteri di ogni ambizione.
Il cristiano fa denuncie profetiche, dà voce a chi non ha voce, mediante la propria conversione.
Si può dire ancora che il regno di Dio è in questo mondo in modo “criptato” finché il credente non fa propria la logica dell’incarnazione che ha portato il Figlio dell’uomo a mettersi a servizio.

“Utopia” di Thomas More è giunta al suo quinto secolo (1516 – 2016).
Il credente una domanda se la deve pur fare: il messaggio evangelico è soltanto un ideale verso cui tendere;  un faro che ci evita di brancolare tra i meandri della storia?
Abbiamo iniziato il ventunesimo secolo dal primo annuncio del messaggio cristiano. La storia di questi due millenni ci ha trasmesso la fede di singoli credenti che hanno colto l’urgenza del messaggio e lo hanno tradotto in comportamento.
Ma il vangelo ci sollecita a tradurre il messaggio anche nelle istituzioni: i capi delle nazioni esercitano su di esse il potere. Non così dovrà essere tra voi.
Avviare una semplice riflessione è poco rispetto all’urgenza del messaggio che deve essere tradotto non soltanto nelle costituzioni delle istituzioni tra credenti ( le aggregazioni ecclesiali religiose o laicali) me nel vissuto dei membri delle stesse associazioni.
Chi si riconosce membro di una comunità di credenti ( leggasi Parrocchia ) non può disattendere l’urgenza di incarnare lo stile del regno di Dio.

2.Conclusione del Giubileo della Misericordia.

a) Questi i momenti vissuti comunitariamente durante l’anno:
-Pellegrinaggio; passaggio attraverso la Porta santa; comunione eucaristica; preghiera secondo le intenzioni del Papa.
Questi “segni” indicano la volontà della personale conversione ad accogliere e a praticare il messaggio evangelico.
Detta conversione viene suggellata con la celebrazione del Sacramento della Confessione. Senza questo sigillo tutto resta nel vago.
Ieri e l’altro ieri abbiamo dedicato la liturgia al sacramento della confessione per offrire la possibilità di concludere i momenti del Giubileo a coloro che non avevano avuto l’occasione di confessarsi.

b) Questi i tradizionali gesti che incarnano la misericordia:
-Opere materiali: dar da mangiare agli affamati; dar da bere agli assetati; vestire gli ignudi; accogliere i forestieri; assistere gli ammalati; visitare i carcerati; seppellire i morti.
-Opere spirituali: Consigliare i dubbiosi; insegnare agli ignoranti; ammonire i peccatori; consolare gli afflitti; perdonare le offese; sopportare pazientemente le persone moleste; pregare Dio per i vivi e per i morti.

XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Al termine dell’anno liturgico le letture ci ricordano l’incontro col Signore che chiude la storia di questo mondo e apre l’era di “un nuovo cielo e una nuova terra” ( Apocalisse 21,1 ).

In questo nostro mondo crescono insieme grano e zizzania: gli umili e i superbi.

Gli umili fanno le proprie cose senza sperare nel contraccambio; ispirano la propria condotta alle parole evangeliche: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare. ( Luca 17,10 ).

Al contrario i superbi compiono azioni in preda al delirio di onnipotenza; cercano di attrarre gli sguardi della gente; la giustizia non rientra tra le loro preoccupazioni.

Dice il profeta Malachia che il giorno del Signore è radioso e splendido.
I superbi e gli operatori di ingiustizie si coglieranno come paglia in un forno rovente, mentre i timorati di Dio si rilasseranno al calore dei raggi del sole.
Il giorno del Signore metterà in luce le contraddizioni della nostra storia: quelle che costruiamo con le nostre scelte quotidiane.
Purtroppo, però, prenderemo coscienza di queste contraddizioni  “a giochi fatti”.

venerdì 11 novembre 2016

AVVISO S. Messa 13 Novembre

Domenica 13 Novembre 2016 la S. Messa delle 16.30 in santuario non sarà celebrata.

Siete tutti invitati alla celebrazione della chiusura dell'anno della misericordia presso la Cattedrale di Avezzano ore 17.30 presieduta da S. E. Mons. Pietro Santoro Vescovo dei Marsi

Chiusura Anno Misericordia

giovedì 10 novembre 2016

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La legge dell’uomo non può essere presa come chiave di lettura del mondo divino.

1. Per analogia.

Avvicinandosi alla conclusione, l’anno liturgico propone alla nostra riflessione, per analogia, l’approfondimento della fede sulle cose ultime, i novissimi: morte, giudizio, paradiso, inferno.

Cominciamo col dire che tutto ciò che sta oltre la morte è oggetto di fede.
L’umanità, infatti, si divide tra chi crede che con l’ultimo respiro perdiamo la coscienza di essere stati e quindi cadiamo nel nulla e chi crede che con la morte continuiamo a vivere anche se in modo totalmente diverso dal presente.
In questo caso la morte segna il passaggio ad un altro modo di vivere.

I Sadducei appartengono al primo gruppo. A giustificazione del loro pensiero applicano all’ipotetico altro mondo le leggi di questo mondo, della loro cultura, della loro tradizione.
E poiché la legge del levirato applicata all’altra vita turberebbe l’ordine pubblico, diremmo noi oggi; creerebbe, cioè, disordine sociale, i Sadducei concludono: non c’è risurrezione.

Le leggi umane non vanno prese come chiave di lettura dell’al di là né da chi non crede né da chi crede.
Le leggi umane sono relative, durano e si reggono sulla volontà degli uomini, sono contingenti. Come possono regolamentare l’assoluto e infinito mondo di Dio?

Qualora lo facessimo saremmo in grande errore, dice Gesù.

2. Il coniugio appartiene a questo mondo, dice Gesù.
Esso è stato pensato dal Creatore per la conservazione della specie.
Chi entra nell’altro mondo vive nell’eternità di Dio: è la morte a farci nascere al Cielo.
Dice sempre Gesù: non tutti comprendono la scelta di alcuni che in questo mondo non si sposano come segno profetico dell’altra vita.

3. Non possono più morire.

a) La vita che non muore è una vita che non conosce il divenire. Ne può avere una pallida idea chi fa l’esperienza della contemplazione.
La nostra vita che è soggetta al divenire, conosce il dramma della morte. Ad un dato momento il divenire esaurisce la propria evoluzione e il soggetto cade nella morte.
La vita in questo mondo nel suo evolversi tende a finire.

La fede ci dice che coglierci e accettarci caduchi è il primo passo per rinascere a vita nuova. È la condizione che ci permette di implorare la mano dell’Eterno.

b) Dio non è dei morti, ma dei viventi.

Come suscita ilarità chi si definisse proprietario di un pianeta o di una cometa, così – dice Gesù – non ha alcun senso per l’uomo credere a un Dio che regna sui morituri e sui morti.
PRIMA LETTURA

Il brano è noto alla nostra Comunità.
Lo proclamiamo il dieci luglio, ricorrenza del martirio dei figli di santa Felicita, e il ventitre novembre, giorno del martirio della madre.

Sempre sul tema dei novissimi, mettiamo in risalto la fede che professa il quarto dei fratelli Maccabei:
<< È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati>>.

Il pio Israelita prega con queste parole: chiunque in te spera non resti deluso.

Facciamo il confronto con le parole di Achille:
<< Non abbellirmi, illustre Odisseo, la morte!
Vorrei da bracciante servire un altro uomo,
un uomo senza podere che non ha molta roba;
piuttosto che dominare tra tutti i morti defunti>>. Odissea XI, 488-491.

La religiosità si costruisce sui contenuti della fede.
Uno dei fratelli Maccabei professa la fede nella vita eterna e da questa fede fa derivare le sue scelte di vita.
Da ciò impariamo che la fede non è un desiderio, né si concretizza nella sola preghiera: essa, quando è vera fede, segna il tracciato dei nostri comportamenti e dell’intera esistenza.

XXXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Il Figlio di Dio scende …   Zaccheo sale … !

A. << Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua >>.

1. Gesù e Zaccheo percorrono strade diverse: Gesù la strada della incarnazione; Zaccheo quella gerarchica. ( Ci viene presentato come capo dei pubblicani e ricco ).

Gesù percorre la strada della ricerca; Zaccheo quella della curiosità.
La scalata al potere aveva procurato a Zaccheo lauti guadagni.
All’apice della carriera poteva benissimo dire: voglio e posso! Anche fare tendenza imitando lo scoiattolo!

Zaccheo desiderava vedere per dare soddisfazione ad una sua curiosità.
Gesù voleva incontrarlo per offrirgli la salvezza.

Per vedere si può essere anche distanti; per incontrarsi bisogna che le strade s’incrocino.
Perciò Gesù sembra dirgli: Zaccheo io sono sceso per incontrarti e tu sei salito per vedermi?
Scendi subito, perché io non sto lassù; oggi, infatti, ho pensato di fermarmi a casa tua.
Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia.

2. La casa, luogo di conversione alla comunione

Zaccheo offre ospitalità a chi lo ha cercato.
La presenza di Gesù è per Zaccheo un invito a fare discernimento sull’attenzione ai poveri,sulla frode e sulla restituzione del maltolto.

Zaccheo esercita un mestiere che gli permette di maneggiare denaro contante. Ora fa discernimento e si accorge che la tentazione di “infarinarsi” le mani tra i meandri della legalità ha prevalso sui principi della moralità diffusamente accettata.
Ora la presenza di Gesù risveglia in lui il senso della onorabilità e così prende la seguente decisione: l’onestà non può essere barattata col denaro!
Il segno di questa evoluzione interiore è dato dalla restituzione.
In questo momento dalla sua casa esce il denaro estorto ed entra la salvezza.

B/  Perché tutto puoi.

1. Nel Credo affermiamo che Dio è onnipotente, cioè che può tutto.
Il libro della Sapienza mette questa prerogativa di Dio alla base della sua compassione e della sua misericordia.
Dio è onnipotente, può tutto, perfino essere misericordioso e compassionevole.
Se il Sapiente fa derivare la misericordia dalla divina onnipotenza, viene da pensare che non la riscontrava nelle relazioni umane né la vedeva possibile.
Mentre tutto è possibile a Dio, anche essere compassionevole. Ma a noi comuni mortali …
Gesù ci incalza: siate misericordiosi come il Padre vostro ( Luca 6,36 ).
Questa esortazione trova fondamento nei germi seminati in noi dallo Spirito che ci rende, in potenza, misericordiosi come il Padre.
Gesù afferma che se noi diventiamo misericordiosi rappresentiamo il Padre in questo mondo; esprimiamo il suo volto lungo i sentieri della storia.
Non è scritto: voi siete dei?
Allo stesso modo i giudici che amministrano la giustizia con rettitudine esercitano una prerogativa di Dio ( cfr. Salmo 81/82 ).

2.   Dio è misericordioso sia perché può tutto, ma anche perché tutto è opera sua.
Prosegue il Sapiente nella seconda parte della lettura di oggi: Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita.
Il Signore ravvisa in noi, sue creature, i segni incorruttibili della sua impronta ancorché velata o graffiata dal male.
Per questo si commuove quando sbagliamo e ci cerca per ricondurci sul retto cammino.

HALLOWE’EN
L’etimologia dice: Hallow ( = santo ) e even contrazione di evening ( = sera ) = Sera di Ognissanti, cioè il 31 ottobre, atteso il calendario liturgico.
Le credenze popolari ritenevano che in questa sera le anime dei trapassati sarebbero tornate per dare fastidio o per incutere paura ( = scherzetto ) che non avrebbero fatto in cambio di un dolcetto.
Diffondere una tale ricorrenza sa di schizofrenia: per un verso si reclama e acclama la società laica e secolarizzata che si affanna persino a trovare “reperti” archeologici  per negare la stessa resurrezione di Gesù; per altro verso ci si ostina ad introdurre credenze che per di più non hanno nulla a che fare con la nostra tradizione cristiana. Il Cristianesimo non insegna che i morti tornano in terra per spaventare i vivi.
Non è una innocua festa per bambini, ma con essa si vuole veicolare un messaggio che affievolisca la fede dei cristiani nella vita eterna.

TUTTI I SANTI ( All  Hallows )

La festa di Ognissanti e la Commemorazione dei defunti ci ricordano la Comunione del popolo dei credenti, cioè  in questi giorni la Chiesa festeggia se stessa ( da non confondere con l’Istituzione  chiesa né, tantomeno, con il tempio ).
Alla fine del Credo affermiamo: credo la comunione dei santi che è formata sia dal popolo dei credenti in cammino su questa terra, sia da coloro che hanno varcato la soglia dell’al di là.
Credo vuol dire: professiamo che esiste una comunione tra tutti i credenti.
Questa Chiesa, cioè questa Comunità i cui membri vivono in comunione di  fede, sfugge ad ogni statistica, perché soltanto Dio guarda il cuore dell’uomo.

Il popolo cristiano ha sempre pregato Dio perché riservasse un giudizio indulgente verso i compagni di fede che giungono al suo cospetto. Sii misericordioso verso questo defunto, ci fa dire la liturgia del funerale.
Basti pensare al banchetto eucaristico che si celebrava sulle tombe dei martiri nelle catacombe per capire quanto la preghiera per i defunti sia antica.

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Giustizia ed Equità.

1. Due parole da coniugare

La persona adorna della virtù della giustizia si preoccupa di mettere l’interlocutore a suo agio in modo tale da instaurare una relazione di reciproca accoglienza.
Se ti accorgi di essere stato imbrogliato nel lavoro commissionato o nello scambio commerciale, la relazione che ne deriva è di reciproco disagio e quindi non è una relazione giusta.

L’equità aiuta la persona a cogliere ogni aspetto onde soddisfare “in toto” le esigenze dell’interlocutore.
Un dottore diceva: l’elettrocardiogramma lo fa la macchia, ma il modo di interloquire con il paziente dipende da me.
Il pio Israelita si sentiva sorretto dal Signore sul letto del doloro e nella sua malattia.  Il Signore lo faceva sentire a proprio agio ( giusto ) nella malattia. Dio giustifica quando ci rivolgiamo a lui con fede.

2. Lo sguardo di Paolo volto al tramonto

a) Paolo ha la sensazione che i suoi giorni stanno volgendo al termine.
Dinanzi alla soglia della morte confida al suo amico Timoteo il sunto della sua vita fatto alla luce della fede che intende professare fino all’ultimo respiro.

Ora scioglie le vele a quella barca che lo deve  traghettare sulla sponda dell’eternità.
È la stessa barca che durante la vita lo ha sballottato per i mari in tempesta: quasi a dire che entra nell’altro mondo con tutta la sua storia di fede.

b) Il Signore, giusto giudice.
Il suo giudizio verterà sulla fede che, entrando in dialogo con le nostre vicende umane, ci ha guidati lungo il cammino della vita.
Abramo credé  al Signore che glielo accreditò come giustizia ( Genesi 15,6 ).
 Una fede che si fa storia acquistando i lineamenti somatici del credente.
I suggerimenti del Signore, infatti, si realizzano nel vissuto del credente.

3. Ancora sulla preghiera.

a) Per la seconda volta consecutiva la liturgia domenicale ci propone il tema della preghiera.
Di per sé la preghiera attraversa sempre le nubi; quando ciò non accade è perché i suoi contenuti non corrispondono al reale vissuto dell’orante.
Pregare non è dire le preghiere, si diceva domenica scorsa!
Oggi aggiungiamo che la preghiera è tale quando spinge l’orante a stabilire relazioni di giustizia o a ridare dignità al povero.

<< Dio giustifica>>, espressione ascoltata tantissime volte durante questo Anno Santo della Misericordia che sta volgendo al termine.
La giustificazione viaggia sul binario delle opere di misericordia.
Chi le compie con fede, cioè con la coscienza di essere strumento nelle mani di Dio, sarà messo a suo agio al cospetto di Dio dal Figlio dell’uomo.
Queste opere, a loro volta, rendono la preghiera capace di attraversare le nubi perché nutrita dalle azioni che rendono giustizia al povero.

b) << Due uomini salirono al tempio a pregare>>

Questo inizio della parabola fa venire in mente espressioni simili dette da Gesù:
Due uomini saranno nel campo
Due donne macineranno alla mola
Due si troveranno in un sol letto
Di costoro si dice: uno verrà preso e l’altro lasciato.
Dei due della parabola: l’uno tornò a casa sua giustificato a differenza dell’altro.

Non ostante le esposizioni e le sovrapposizioni mediatiche, andiamo sempre più privatizzando il nostro mondo interiore  da sottrarlo allo sguardo di Dio e perfino a noi stessi.
Conta il comportamento esteriore!

All’inizio di ogni celebrazione non diciamo che abbiamo peccato in pensieri?
In una azione delittuosa cos’è la ricerca del movente se non il tentativo di entrare nel mondo interiore di colui che ha commesso il fatto allo scopo di valutarne la gravità?
Nella sottovalutazione del mondo interiore si annidano i germi dei vari esaurimenti!
Gesù chiama ipocrita colui che si preoccupa di lavare l’esterno, mentre l’interno è pieno di ogni azione malvagia.
Il pubblicano della parabola durante la preghiera aprì la porta del suo cuore allo sguardo di Dio a differenza del fariseo che pregava invitando  Dio a prendere in considerazione le sue azioni.

4. << Nel nome della misericordia >>

Questo è il tema della Giornata Missionaria Mondiale che si celebra oggi.
Nell’Anno Santo della Misericordia  non poteva essere scelta altra proposta per la riflessione, invitandoci a coniugare la missione con la misericordia.

Nel nome della misericordia è lo stesso che dire: andate, annunciate  “nel nome di Dio” buono e misericordioso le sue grandi opere che sono meravigliose perché intrise di misericordia.

La Giornata Missionaria ci sollecita a raccontare la misericordia di Dio attraverso i nostri gesti di misericordia.
Fare esperienza di misericordia equivale a cogliere lo sguardo benevolo del prossimo ancorché venato dalle umane fragilità.
La Giornata Missionaria sia vista come una ulteriore possibilità offerta dall’Anno Santo per diventare testimoni della misericordia divina resa nota da Gesù.

XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

L’uomo che prega è sempre esistito e continuerà ad esserci nella storia di questo mondo.
La preghiera non scomparirà perché ci saranno sempre persone umili che apriranno mente e cuore alla trascendenza.
Nella nostra Comunità ogni giorno c’è << l’ora della preghiera >> ritmata dal suono della campana ogni quarto d’ora.
Questo quadruplice annuncio ha lo scopo di dare la possibilità di partecipare spiritualmente a tutti coloro che per qualunque motivo non abbiano avuto la possibilità di varcare la soglia della chiesa.
La campana  ha la funzione di mettere in sintonia di fede gli abitanti del villaggio quasi fosse un monastero.

Insegnaci a pregare

A pregare si impara come si apprende a dialogare.
Infatti non sempre c’è dialogo quando parliamo con una persona.
Molte sono le figure letterarie che qualificano una relazione verbale non ricadente nel concetto di dialogo.
La polemica, l’ironia, l’insulto, il pettegolezzo … per citarne alcune.
La parola è per l’incontro e per il confronto, giammai per lo scontro.
Il dialogo presuppone che si abbia un animo tranquillo e pacato; aperto all’apprendimento e a offrire una risonanza.
Questa predisposizione d’animo deriva dall’umiltà che mi fa collocare l’interlocutore minimo alla pari, se non superiore a me.
Ciò favorisce l’ascolto.

Il dialogo con Dio, con i santi e con i trapassati in genere si chiama preghiera.
Qui la predisposizione all’ascolto del messaggio annunciato dalla proclamazione della parola di Dio deve essere scontata, attesa la statura trascendente dell’interlocutore.

Possiamo prendere dalla Lectio Divina come articolare il dialogo-preghiera.

1. Innanzitutto metterci in religioso ascolto mentre si proclama la parola di Dio.
Il ruolo di lettore non si improvvisa!
Ascoltare per comprendere, per capire la bellezza e l’utilità del messaggio.

2. Dall’ascolto passiamo alla meditazione.  La meditazione ci aiuta a fare discernimento sulla situazione spirituale personale che viene sollecitata o lievitata dal messaggio veicolato dalla proclamazione della Parola ascoltata.

3. a) rispondere all’ascolto con parole di ringraziamento. Il ringraziamento comunitario è dato dalle acclamazioni a conclusione di ciascuna lettura: Rendiamo grazie a Dio e Lode a te, o Cristo.
Nulla vieta , anzi è doveroso che ciascuno faccia nel proprio intimo un ringraziamento personalizzato mettendo in risalto anche le motivazioni di tale ringranziamento.

b)  formulare parole di implorazione.
Si chiede forza allo Spirito santo per adeguare mente e cuore, pensieri e affetti agli ideali proposti dalla Parola e per avere la volontà che li faccia tradurre in stili di vita.


4. Da ultimo la contemplazione.  È come una strada da tracciare che passo dopo passo mi fa esplorare la bellezza dell’evoluzione del messaggio che giorno dopo giorno vado personalizzando.
Cammina alla mia presenza, si legge nella Bibbia.